Scuola Di Donato Roma

Il Blog dei genitori ed insegnanti della Scuola Di Donato, Roma.

PRESIDIO PERMANENTE 8-9-10 GIUGNO 2011 giugno 7, 2011

PER IL RIPRISTINO DELLE CLASSI

E DEI POSTI “TAGLIATI”

PER UNA SCUOLA PUBBLICA STATALE DI QUALITA’

LA PROTESTA CONTINUA

AL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

PRESIDIO PERMANENTE

8-9-10 GIUGNO 2011

MERCOLEDI’ 8 GIUGNO

Ore 17.30 Musica popolare balcanica e altro con il Trio Cosacco di Daniele Mutino, Umberto Vitiello, Matteo Agostini

Ore 19.00 Laboratorio vocale aperto di Nora Tigges

GIOVEDI’ 9 GIUGNO

Ore 17.30 Spettacolo teatrale “La professoressa della Gelmini” diFederica Festa

Ore 19.00 “Cinne barbu mal rase” del teatro De Merode

VENERDI’ 10 GIUGNO

Ore 17.00 Percussioni di Anatole Tah (Costa D’Avorio)

Ore 19.00 Musica popolare con Lucilla Galeazzi

Questa è la settimana decisiva per il ripristino della legalità nelle nostre scuole, partecipiamo tutti, cittadini, bambini, genitori, insegnanti e personale ATA, più numerosi e rumorosi che mai alle iniziative.

Coordinamento Scuole Elementari di Roma

http://www.coselementariroma.it

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6 Giugno, Assemblea sotto il MIUR

DOPO IL PRESIDIO DEL 31 MAGGIO INDETTO DAL COORDINAMENTO SCUOLE ELEMENTARI DI ROMA PER AVERE LE DOVEROSE CONFERME SUL RIPRISTINO DELLA LEGALITA’ NELLE SCUOLE E IL RISCONTRO CERTO SULLE PROMESSE RICEVUTE:

“Non possono essere formate classi numerose (di 27/28 alunni); le classi concesse a Tempo Pieno debbono funzionare con 2 insegnanti; le classi con alunni diversamente abili non possono avere più di 20 alunni; saranno assegnati gli insegnanti di sostegno necessari; in organico di fatto verranno assegnati gli insegnanti specialisti di Inglese”.

LA DELEGAZIONE, PER LA PRIMA VOLTA, NON E’ STATA RICEVUTA DAI DIRIGENTI DEL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE. E’ UN FATTO GRAVISSIMO E VERGOGNOSO! PER QUESTO, CI RIUNIREMO PROPRIO DOVE NON CI VOGLIONO E DOVE VENGONO PRESE LE DECISIONI. E’ IL MINISTERO CHE AUTORIZZA LE CLASSI E I POSTI IN ORGANICO!

LUNEDI’ 6 GIUGNO DALLE ORE 17,00

ASSEMBLEA DEL COORDINAMENTO SCUOLE ELEMENTARI DI ROMA

AL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE VIALE TRASTEVERE 76

Per decidere le nuove iniziative fino ed oltre il termine delle lezioni

Coordinamento Scuole Elementari di Roma

 

Presidio MIUR 31 Maggio maggio 25, 2011

 

La protesta dei genitori della Di Donato nei media maggio 23, 2011

Filed under: documentazione — scuoleinpiazza @ 5:57 pm
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la “protesta degli orologi”

La Repubblica

“No ai tagli sulla scuola e sul tempo pieno”. I genitori della scuola Di Donato (che fa parte del complesso Manin dove la percentuale di stranieri è altissima e l’integrazione è un successo) hanno protestato questa mattina sotto l’ex provveditorato per …

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Scuola, inglese superfluo: il ministero taglia il 78% degli insegnanti

Corriere della Sera

«DATEVI LA SVEGLIA» – Per questo, venerdì 20 maggio, è in programma una protesta dei genitori della scuola Di Donato, di via Bixio, inserita nell’istituto comprensivo Daniele Manin: mamme e papà consegnano, simbolicamente, sveglie ed orologi 

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Scuole a pezzi: Bersani rimedieremo

Il Manifesto

Orologi da tavolo, da parete, sveglie. a decine. E tutte segnavano le 16:30. L’orario in cui, in una paese normale, i genitori che lavorano – e magari, perché no, anche quelli che non lavorano – dovrebbero avere la possibilità di andare a prendere i …

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Da Roma parte la rivolta dei genitori, Sit-In e occupazioni contro i tagli

La Repubblica
No a ‘spezzatini’ e perdita di qualità”. Solo nella primaria, tra capitale e provincia, ci saranno 760 posti in meno. Secco anche il rifiuto del metodo dei tanti insegnanti per ciascuna classe, in modo da coprire le ore per riempire il tempo pieno…

 

SIT-IN genitori Di Donato 20 maggio h 9.00 Provveditorato maggio 19, 2011

SCUOLA.

ROMA, DOMANI PROTESTA GENITORI DELLA ‘DI DONATÒ “lancette non tornano indietro, nostri orologi per tempo pieno”. 

 roma, 19 mag. – Domani mattina, alle ore 9, i genitori della scuola ‘di donatò di via bixio a roma, che fa parte dell’istituto comprensivo ‘daniele manin’, consegneranno simbolicamente decine di sveglie ed orologi all’ufficio scolastico regionale per il lazio di via pianciani per protestare contro la decisione di tagliare il tempo pieno e per ribadire il ‘nò all’accorpamento tra classi. tutti gli orologi avranno le lancette sincronizzate sulle 16.30 Per ribadire il fatto che i genitori chiedono che sia garantita l’uscita a quella ora a tutte le famiglie. a fronte di una richiesta di 17 classi a tempo pieno nella primaria per l’anno scolastico 2011-12, le classi assegnate sono state in tutto 15, di cui solo 14 a tempo pieno. Un taglio drastico che comporterà l’accorpamento di due classi con la certezza di avere così ‘aule bestiamé con oltre venticinque alunni. Questa decisione é particolarmente grave perché in queste classi sono presenti bambini con disabilità e con situazioni sociali complesse. la scuola ‘di donatò ha sede nel rione esquilino, quartiere con una forte presenza di immigrati e con un elevato disagio sociale. L’enorme lavoro da parte di insegnanti, dirigenti scolastici, genitori ed abitanti del quartiere negli ultimi anni é riuscita a fare di queste difficoltà il suo punto di forza, lavorando realmente per l’integrazione. Ciò é dimostrato anche dall’aumentato numero di iscrizioni. questo successo rischia di essere ora messo in crisi dalla situazione critica che si prospetta per il prossimo anno scolastico.

 

Assemblea Scuola Di Donato maggio 16, 2011

Filed under: proposte — scuoleinpiazza @ 8:14 am
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Scuola elementare pubblica. La fine di un mito italiano settembre 20, 2010

da La repubblica

Un saggio racconta le colpe di un declino culturale che sancisce la fuga nelle private. Nel 1985 erano stati varati nuovi programmi che insistevano sulla didattica. Era il punto di forza dell’educazione pubblica italiana: ma ora anche l’istruzione primaria è al collasso
di BENEDETTA TOBAGI

Da quei banchi passano tutti i futuri cittadini. Difficile evitare la retorica del “pilastro della democrazia”: lo è per davvero. In più la scuola elementare conserva nell’immaginario qualcosa di romantico, dal libro Cuore in poi. Nell’Ottocento il maestro aveva un ruolo sociale definito, accanto al gendarme e al prete. A questa missione civilizzatrice e conservatrice si sovrappone, con l’avvento della Repubblica, l’icona del maestro di frontiera, possibilità di riscatto per i figli dei diseredati, schiacciato tra la Costituzione e le sperequazioni profonde di un paese arretrato, mentre le elementari restano quelle uscite dalla riforma Gentile, verticali e nozionistiche.

E oggi? Nessuno osa discutere la centralità della scuola e la sua missione educativa, tanto più in una società in piena crisi (economica, politica, di valori). Ma in cosa consista questa missione, e su come realizzarla, c’è molta confusione. Chi non ha bambini, difficilmente sa cosa succedesse dietro il portone di una scuola primaria dopo la riforma del ’90. Poi nel 2008 il governo comincia a predicare il “ritorno al passato” come panacea contro tutti i mali. Chi ha più di vent’anni è cresciuto a pane e maestro unico e può rimanere facilmente sedotto dall’effetto-nostalgia: che male c’era nel vecchio sistema? Insegnanti, genitori e dirigenti invece protestano, sono amareggiati, indignati, preoccupati (provate a scorrere le centinaia di testimonianze su Repubblica.it). Sono davvero tutti dei conservatori miopi e politicizzati? Che cosa sta succedendo, davvero, dentro la scuola pubblica dei bambini italiani?

Ci aiuta diradare le nebbie il nuovo saggio di Girolamo De Michele, La scuola è di tutti (minimum fax, pagg. 338, euro 15) “E’ necessario combattere una battaglia per le “precise parole”, per l’esattezza”, dichiara. Allora decodifica i “frames” concettuali dietro gli slogan con cui il centrodestra ha mascherato la realtà brutale dei tagli di bilancio alla scuola pubblica e analizza con scrupolo i numeri – solo apparentemente obiettivi – del Ministero e dei rapporti internazionali. Ma soprattutto, inserisce i problemi italiani nel quadro più ampio di una crisi (cioè un momento di potenziale evoluzione, non un'”emergenza”) dell’educazione in atto da decenni a livello globale.

La scuola è chiamata all’arduo compito di preparare bambini e ragazzi a muoversi in una società più complessa, fornendo, oltre alle nozioni, metodi per “imparare a imparare”, anche fuori dai banchi. Non è più affiancata nell’opera educativa da soggetti forti come parrocchia o famiglia, ma assediata da una “società diseducante” i cui modelli contraddicono valori e comportamenti che l’insegnante cerca di trasmettere. De Michele intreccia questi problemi coi dati allarmanti sull'”analfabetismo funzionale” che affligge 2/3 degli italiani, e li rende prede facilmente manipolabili nella società dell’informazione, o sulla mobilità sociale quasi inesistente per i giovani italiani. Una visione ampia, articolata, che mostra la funzione essenziale della scuola pubblica in una democrazia che voglia essere veramente tale.

In questo discorso, il caso della scuola primaria è illuminante. L’Italia, eterna pecora nera, affrontò costruttivamente la “crisi educativa”, con esiti addirittura eccellenti. Dopo decenni di confronti tra politici e specialisti di pedagogia e didattica, nell’85 la scuola elementare si dota di nuovi programmi che mettono al centro il “saper fare” accanto al conoscere, per una “progressiva costruzione delle capacità di pensiero riflessivo e critico e di una indispensabile indipendenza di giudizio”, le competenze relazionali, la capacità di ascoltarsi e stare insieme, oltre alla disciplina. Su queste basi, nel ’90 si avvia una riforma, che ha passato il vaglio della Corte dei Conti, la stagione di lacrime e sangue pre-ingresso nell’euro e un rodaggio faticoso, per regalarci una posizione di eccellenza nelle classifiche internazionali (TIMMS 2007 per la matematica e PIRLS 2006 per la lingua). Con buona pace di chi sostiene che servì solo al sindacato per moltiplicare i posti.

Cosa offriva la primaria pubblica del nuovo millennio? “Modulo” o tempo pieno, ossia due o tre maestri, specializzati in aree disciplinari diverse: ben venga un’attenzione specifica per l’area logico-matematica, in cui l’Italia è sempre indietro. Programmazione collegiale, cioè più teste che concordano la didattica e rispondono alle esigenze dei bambini: più sguardi pronti a cogliere i loro disagi come i talenti. Ore di compresenza: indispensabili per gestire la presenza di bimbi stranieri che non padroneggiano l’italiano, per il recupero di chi resta indietro, specie nelle aree più disagiate, ma anche per gite e laboratori.

Tempo scuola più lungo (da 27 a 40 ore) e più ricco: al pomeriggio non c’era più il vecchio doposcuola, merenda e compiti, ma lezioni e laboratori, cioè apprendimento attivo. Una ricchezza per i bambini, una necessità per i genitori che lavorano. A parità di maestri incompetenti e lavativi, che non mancano mai (la Gelmini parla di premi al merito, ma nessuna misura è stata varata), il sistema offre più risorse e garanzie. La primaria pre-Gelmini rispondeva alle esigenze di una società profondamente mutata con spirito democratico: molto per tutti i bambini e speciale cura per i più deboli.

Bello, no? Bene, lo stanno demolendo. Il Ministero raccomanda maestro unico, 4 ore mattutine e taglia i posti. Ma i genitori chiedono le ore e la qualità del tempo scuola lungo e i dirigenti sono chiamati all’impossibile quadratura del cerchio. Regna il caos. Classi affollate, patchwork di maestre per coprire i buchi (alla faccia del bisogno di continuità rassicurante). I maestri, sottopagati e sotto pressione, ancorché occupati, di sicuro non lavorano sereni (si parla di merito e mai di motivazione).

Lo scenario tracciato da De Michele è inquietante: c’è un disegno politico per smantellare la scuola pubblica, per foraggiare il business delle scuole private, perché l’ignoranza rende le persone più controllabili. Anche chi non condividesse questa tesi, sarà costretto a domandarsi il perché di una politica così dannosa. Non è “la solita storia”. Disperdono un patrimonio, picconano la base sana della piramide educativa. Danneggiano i bambini e le loro famiglie e la società in cui dovranno vivere, non gli “insegnanti fannulloni”. Almeno, la smettano di mentire.
(20 settembre 2010)