Scuola Di Donato Roma

Il Blog dei genitori ed insegnanti della Scuola Di Donato, Roma.

SIT-IN della Scuola Iqbal Masih, Roma maggio 25, 2011

Filed under: proteste — scuoleinpiazza @ 12:26 pm
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Scuola, contro il sonno della ragione maggio 16, 2011

Esprimiamo la nostra solidarietà all’insegnante Rsu della scuola “Iqbal Masih” di Roma e ad alcuni genitori appartenenti al coordinamento “Non rubateci il futuro”.  Gruppo di Genitori Di Donato.

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da Il Fatto Quotidiano:

Scuola, contro il sonno della ragione

Riunione non autorizzata: questa la denuncia piovuta sul capo di alcuni genitori e di un’insegnante Rsu della scuola “Iqbal Masih” di Roma, appartenenti all’ormai storico coordinamento “Non rubateci il futuro”. Di quale colpa si sono macchiati? Semplicemente hanno avuto l’impudenza di andare a segnalare, il 25 marzo scorso, – durante un giorno di apertura al pubblico dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio – che l’attuale dirigente scolastica del 126° circolo didattico assegna incarichi di supplenza alla scuola dell’infanzia di solo 3,5 ore – anziché le necessarie 5 ore – durante il momento del pranzo. I provvedimenti della dirigente, in sostanza, violano le previsioni del Pof relative al fatto che, anche in mancanza dell’insegnante titolare, mentre i bambini mangianodebbano essere previste delle compresenze, trattandosi di un momento di gestione particolarmente complicata di bambini molto piccoli. Nonostante le assicurazioni del funzionario dell’Usr di interloquire con la dirigente, invece che una ragionevole mediazione rispetto ad un ragionevole problema sollevato da chi ne ha diritto e facoltà, agli interessati l’11 maggio è stata notificata, per l’appunto, la denuncia di “riunione non autorizzata”.Questo è l’ “ascolto” (parola di cui Gelmini, nei suoi deliri autoreferenziali, si serve); queste l’esigibilità dei diritti di cittadini, lavoratori, alunni; questa è la visione democratica di chi, conquistata una postazione di poterucolo, esercita con autoritarismo e intimidazione una funzione che – teoricamente – dovrebbe essere al servizio dei cittadini. In un Paese in cui si violano impunemente norme di tutti i tipi (nel nostro settore pensiamo alle sentenze sui precari, sulle circolari sugli organici, sulla legittimità delle procedure che hanno determinato la “riforma”) un manipolo di cittadini aventi diritto, che civilmente fanno riferimento ad un ufficio dell’amministrazione avente dovere, viene denunciato servendosi nientemeno che del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773 e R.D: 6 maggio 1940, n.635) che all’art. 18 recita: “I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore. E’ considerata pubblica anche una riunione, che, sebbene indetta in forma privata, tuttavia per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero delle persone che dovranno intervenirvi, o per lo scopo o l’oggetto di essa, ha carattere di riunione non privata”.

Potrebbe quasi suscitare il sorriso. A me fa rabbia. Unità di intenti e solidarietà di principi e azioni sono l’unico baluardo – per chi creda nella difesa della scuola pubblica e della sua qualità – contro il sonno della ragione e la mancanza della certezza del diritto.

 

La scuola si mobilita per il tempo pieno maggio 24, 2010

di Cinzia Gubbini “Il Manifesto”
Della serie la lotta (almeno un po’) paga. Lo hanno sperimentato quei genitori e insegnanti che, a Roma, hanno dato vita alle «quattro giornate della scuola pubblica» per denunciare l’improvvisa scomparsa, seguita alla diramazione di una circolare dell’Ufficio scolastico provinciale, di 68 classi a tempo pieno già funzionanti. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e ha portato in piazza scuole e genitori (solo i più consapevoli, per la verità). Ieri l’appuntamento sotto il ministero dell’Istruzione, muniti di fischietti, pentole, coperchi e una «brigata creativa» che creava là per là stornelli su vecchi adagi popolari ma anche canzoni pop. Non è stata una mobilitazione inutile: una delegazione di 11 persone, infatti, è stata ricevuta al ministero. E al ritorno, la buona notizia: «Abbiamo parlato con il direttore generale del personale della scuola, Luciano Chiappetta, ci ha detto che il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, Giuspeppe Minichiello, non poteva fare la circolare del 20 aprile, con cui è stato stabilito che dall’anno prossimo sarebbe stata tagliata una classe a tempo pieno funzionante in 68 scuole di Roma – racconta Domenico Montuori, del Coordinamento permanente delle scuole romane – Per questo, ci ha assicurato, chiamerà i dirigenti scolastici delle 68 scuole per annunciare che quelle classi a tempo pieno verranno ripristinate. Non è tutto quello che chiediamo – dice Montuori – ma almeno questa è una buona notizia».
Non è tutto quello che chiedono le scuole di Roma perché, in realtà, il problema rimane sul piatto: in tutta Italia crescono le domande del tempo pieno. I genitori hanno bisogno di una scuola che funzioni, che possa coinvolgere i bambini fino alle 16,30 e che non sia un «parcheggio» ma una scuola di qualità, in cui i tempi di insegnamento siano distesi e in cui sia possibile solgere attività anche informali. Oggi serve una scuola pubblica che faccia di più. L’indirizzo del governo, invece, è spogliarla lentamente. La parola d’ordine è: risparmio, rosicchiare fino all’osso quello che c’è, senza aggiungere nulla. Per questo le assicurazioni di Chiappetta sono meglio che niente, ma certo sono pochissimo. Si calcola che le nuove richieste di tempo pieno che non verranno esaudite, solo a Roma, sono pari a più di 200 classi. In tutta Italia i tagli annunciati comporteranno la perdota di 800 classi a tempo pieno. In media, infatti, si prevedono 3 insegnanti in meno in ogni scuola. E le sorprese potrebbero non essere finite. Perchè i conti, quelli veri, bisognerà farli con l’organico di fatto che verrà deciso solo quando saranno stati distribuiti gli insegnanti anche anche nelle scuole superiori. A quel punto si vedrà quanto «avanza» e a chi verrà dato qualcosa di più e a chi verrà tolto definitivamente. L’anno prossimo, insomma, si annuncia ancora più duro. Tra i sindacati è polemica sulla necessità di denunciare il diasastro prima della chiusura delle scuole: i Cobas pensano che sia necessario fare qualcosa subito e per questo annunciano il blocco degli scrutini. Ma in tutta Italia sono in corso mobilitazioni. Ieri a Bologna i genitori del Coordinamento dei presidenti di circoli didattici e dei consigli di istituto si sono presentati all’università con dei cartelli con su scritto i crediti che ciascuna scuola vanta nei confronti dello Stato e sono riusciti a intercettare il dirigente dell’ufficio scolastico regionale, Limina, il quale ha risposto: «Ho fatto presente la situazione al ministero, più di tanto non posso fare», sostenendo che non gli sembra ci siano «situazioni drammatiche». A Torino domani l’appuntamento è invece alle 15,30 a piazza Castello: il Tavolo «Riprendiamoci la scuola» allestirà una vera e propria scuola per mostrare l’insostituibile patrimonio di conoscenze che si nasconde nelle nostre aule. In pratica, quello che stiamo perdendo. Il 27 e 28 maggio è la volta di Milano: verranno occupate le scuole e fatta informazione in città.

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Roma, cresce la protesta contro i tagli al tempo pieno

da Liberazione:

I genitori del Coordinamento permanente delle scuole romane, insieme ad alcuni docenti, stanno occupando l’ingresso dell’ex Provveditorato, oggi Ufficio scolastico regionale, in via Pianciani a Roma. “Nessun taglio”, e’ lo slogan scandito all’ingresso dai manifestanti che protestano contro “i tagli al tempo pieno”. “Ho una figlia che deve andare in prima il prossimo anno- dice una mamma della scuola elementare Iqbal Masiq del Casilino- non so se avra’ il tempo pieno perche’ su sei classi chieste ne hanno date quattro”.
Anche la preside dell’istituto, Simonetta Salacone, e’ presente e conferma il taglio: “I genitori- racconta- sono molto arrabbiati”. Tra le altre, ci sono anche le scuole Principe di Piemonte e Di Donato. “Ci prenderemo il tempo pieno ad ogni costo”, minacciano i genitori che per entrare hanno rotto lo sbarramento delle forze dell’ordine e ora vogliono parlare con il direttore generale Maria Maddalena Novelli.

“Finche’ non c’e’ risposta, da qui non ci si sposta”, scandiscono i genitori e gli insegnanti, oltre cento, che hanno raggiunto il terzo piano dell’Ufficio scolastico dove c’e’ la stanza del direttore Novelli. Con loro c’e’ anche ilsegretario della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo. Le mamme tengono in braccio dei bambolotti: “Simboleggiano i nostri figli- dicono-che il ministro vuole lasciare per strada. Siamo stati costretti a barricarci dentro l’Ufficio scolastico per ottenere un diritto”. Delle forbici formato gigante simboleggiano la mancanza di risorse. “Tagli scriteriati producono solo macerie”, recita uno striscione. Anche la parlamentare del Pd Maria Coscia era presente all’ingresso di via Pianciani: “Al governo- dice- chiediamo chiarezza sui dati del tempo pieno. Le famiglie aspettano risposte, il governo deve dire la verita, gli annunci del ministro non trovano riscontro nella realta’”. I genitori attendono l’incontro con il direttore generale dell’Ufficio scolastico.

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Occupata anche la scuola di Via dell’Archeologia maggio 19, 2010

Dopo l’Iqbal Masih anche l’Istituto Comprensivo Via dell’Archeologia, Roma, Tor Bella Monaca – VIII Municipio

COMUNICATO STAMPA

I genitori e i docenti dell’Istituto Comprensivo Via dell’Archeologia, Roma, Tor Bella Monaca – VIII Municipio, sono estremamente preoccupati per l’organizzazione del tempo scuola per il prossimo anno scolastico, visto che sono state richieste 6 *classi prime *TEMPO PIENO e ne sono state assegnate 5 a Tempo Pieno e 1 a 27 ore, e l’unica classe, *classe V*, esistente a TEMPO NORMALE non ha sufficienti ore disponibili per il completamento a 30 ore.

La nostra scuola da anni è inserita nel progetto “Area a rischio”. Necessita perciò di particolare attenzione da parte delle istituzioni.

Il Tempo Pieno, è ormai richiesto dalla totalità delle famiglie e scaturisce dalla volontà dei genitori di garantire ai propri figli la continuità del modello educativo precedentemente scelto e di assicurarlo ai nuovi iscritti.

In particolare si sottolinea che il *tempo pieno*, è qualitativamente valido, perché ricco di contenuto pedagogico e didattico. E’ inoltre un tempo scuola necessario in un quartiere come Tor Bella Monaca in cui per molti l’alternativa alla scuola è la strada.

Per TEMPO PIENO si intende ciò che realmente è: alternanza di DUE docenti in orario antimeridiano e pomeridiano per lo svolgimento e approfondimento delle varie discipline. Invece alla delegazione dei genitori che è andata all’USP di Roma per perorare la causa dell’Istituto è stato proposto dal dott. Prioreschi di utilizzare le compresenze per completare l’orario necessario. Questo, però, non è più Tempo pieno, ma PARCHEGGIO di bambini fino alle ore 16,30. Infatti nelle classi prime, utilizzando le compresenze, si avrebbe l’alternanza di 5/ 6/7 insegnanti. Così come per far funzionare l’unica classe a Tempo Normale, per arrivare a coprire 30 ore, utilizzando le compresenze, più insegnanti di classi diverse si dovrebbero alternare sullo stesso gruppo classe.

Tutto ciò andrebbe a danneggiare l’intero istituto perché non si potrebbero attuare percorsi di approfondimento e/o recupero disciplinare, non si potrebbero realizzare progetti ed effettuare attività di laboratorio con un numero inferiore di alunni come è possibile, invece, con l’utilizzo della totalità delle compresenze.

QUESTO E’ TEMPO PIENO O E’ CAOS? QUESTA, E’ SCUOLA DI QUALITA’?

Ci si chiede, inoltre, come sia possibile che – dopo tutte le lotte che sono state sostenute dai genitori in questi ultimi anni per mantenere il tempo pieno, e, dopo le garanzie del Ministro Maria Stella Gelmini, di garantire il tempo scuola richiesto dalle famiglie- non possano essere concessi i tempi scuola richiesti all’atto dell’iscrizione.

A fronte di tali problematiche per ben due volte negli scorsi anni i genitori di Tor Bella Monaca, pur di non rinunciare alla opportunità del Tempo Pieno e ad una scuola di qualità, sono scesi direttamente in campo occupando la scuola e protestando civilmente.

PER GLI STESSI MOTIVI DA OGGI IL COORDINAMENTO GENITORI INSEGNANTI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO VIA DELL’ARCHEOLOGIA PRESIDIA LA SCUOLA OCCUPANDONE GLI SPAZI

*La PREsidio**/OCCUPAZIONE*

Inizia il giorno *18 maggio* al termine delle lezioni, dalle 16,30, consentendo così il normale svolgimento delle lezioni e si protrarrà per almeno tre giorni. Durante le assemblee dei genitori a cui sono stati invitatele forze politiche e sociali del territorio, saranno individuate altre forme di lotta ed iniziative

*PER FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE*

*NON INTENDIAMO FERMARCI A QUESTA PRE/OCCUPAZIONE*

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Coordinamento genitori- insegnanti istituto Comprensivo Via dell’Archeologia, Roma

Contatti: 3333335410 3397377068

 

Hanno occupato l’Ufficio scolastico regionale del Lazio… maggio 17, 2010

Rassegna stampa  Protesta 17 maggio

http://www.rassegna.it/articoli/2010/05/17/62512/scuola-roma-genitori-e-sindacati-occupano-usr

http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/Page-2e4c8408-c4ee-4eb3-abdb-86b4cc525b57.html#
“Ridateci il tempo pieno”

 

Occupazione della Scuola Iqbal Masih

DA L 12 MAGGIO IL COORDINAMENTO GENITORI INSEGNANTI DELL’IQBAL MASIH PRESIDIA LA SCUOLA E CHIAMA LE ALTRE SCUOLE ROMANE AD ATTUARE FORME DI PROTESTA SIGNIFICATIVE E VISIBILI

Il presidio inizia al termine delle lezioni, dalle 16.30, consentendo così il normale svolgimento le lezioni. Durante le assemblee dei genitori, a cui abbiamo invitato politici e personalità del mondo della cultura, individueremo ulteriori forme di lotta da attuare ad oltranza.

leggi tutto: http://www.nonrubatecilfuturo.it/occupata-liqbal-masih

 

Incatenati sotto l’ex Provveditorato “No ai tagli, garantite il tempo pieno”

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 7:37 am
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i sono incatenati all’ingresso dell’Ufficio scolastico provinciale di via Pianciani per chiedere il ritiro dei tagli agli insegnanti e al tempo pieno. Così, un’ottantina di insegnanti e genitori della scuola elementare Iqbal Masih ha protestato questa mattina sotto l’ex-Provveditorato agli studi. Una delegazione dell’istituto aveva incontrato, alle 9.30, il dirigente dell’Usp, Giuseppe Minichiello, che non aveva però accolto le richieste della scuola: consentire a tutte le sei prime elementari che si formeranno a settembre di partire a tempo pieno, senza eliminare le compresenze nelle altre classi. Così, al termine del colloquio, è scattato il blitz: armati di cartelloni e lucchetti, genitori e docenti si sono incatenati all’ingresso, bloccando l’accesso all’ex Provveditorato. Dopo una decina di minuti, sono intervenute le forze dell’ordine per sorvegliare il presidio, che si è sciolto intorno a mezzogiorno. I manifestanti si sono dati appuntamento nel pomeriggio all’istituto di via Ferraironi per organizzare le prossime iniziative di protesta. A cominciare da una possibile occupazione della scuola, sulla scia dell’iniziativa inaugurata la scorsa settimana dalle elementari Principe di Piemonte e Leonardo Da Vinci e terminata venerdì. “A giugno usciranno sei classi quinte a tempo pieno, ma l’anno prossimo le potremo “sostituire” solo con quattro prime a 40 ore: le altre due nuove prime partiranno a tempo normale, nonostante i genitori abbiano tutti chiesto il tempo pieno” spiega Antonella Rossilli, insegnante dell’Iqbal Mashih. “Per coprire i buchi d’orario, se vorremo garantire il tempo pieno, dovremo eliminare le compresenze nelle altre classi – aggiunge un’altra docente, Paola De Meo – col risultato che, alla faccia del maestro unico tanto sbandierato, gli alunni si troveranno con un numero esagerato di insegnanti: anche 7 o 8 per classe” “Il dirigente dell’Usp, Minichiello, ci ha fatto capire che il modello del tempo pieno andrà a scomparire nei prossimi anni – aggiunge Rossilli – la suddivisione in futuro sarà: per le prime e seconde classi, di 27 ore mentre per le terze, quarte e quinte, 30 ore. Non una di più”. Il problema dei tagli agli organici e al tempo pieno coinvolge moltissime scuole romane. Secondo i Cobas, le classi a 40 ore cancellate nell’a. s. 2010-2011, rispetto a quelle autorizzate nel 2009-2010, sarebbero 68, mentre quelle richieste dalle famiglie, ma non autorizzare sarebbero addirittura 212.

(Sara Grattoggi da repubblica.it del 12 maggio 2010)