Scuola Di Donato Roma

Il Blog dei genitori ed insegnanti della Scuola Di Donato, Roma.

Scuola, contro il sonno della ragione maggio 16, 2011

Esprimiamo la nostra solidarietà all’insegnante Rsu della scuola “Iqbal Masih” di Roma e ad alcuni genitori appartenenti al coordinamento “Non rubateci il futuro”.  Gruppo di Genitori Di Donato.

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da Il Fatto Quotidiano:

Scuola, contro il sonno della ragione

Riunione non autorizzata: questa la denuncia piovuta sul capo di alcuni genitori e di un’insegnante Rsu della scuola “Iqbal Masih” di Roma, appartenenti all’ormai storico coordinamento “Non rubateci il futuro”. Di quale colpa si sono macchiati? Semplicemente hanno avuto l’impudenza di andare a segnalare, il 25 marzo scorso, – durante un giorno di apertura al pubblico dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio – che l’attuale dirigente scolastica del 126° circolo didattico assegna incarichi di supplenza alla scuola dell’infanzia di solo 3,5 ore – anziché le necessarie 5 ore – durante il momento del pranzo. I provvedimenti della dirigente, in sostanza, violano le previsioni del Pof relative al fatto che, anche in mancanza dell’insegnante titolare, mentre i bambini mangianodebbano essere previste delle compresenze, trattandosi di un momento di gestione particolarmente complicata di bambini molto piccoli. Nonostante le assicurazioni del funzionario dell’Usr di interloquire con la dirigente, invece che una ragionevole mediazione rispetto ad un ragionevole problema sollevato da chi ne ha diritto e facoltà, agli interessati l’11 maggio è stata notificata, per l’appunto, la denuncia di “riunione non autorizzata”.Questo è l’ “ascolto” (parola di cui Gelmini, nei suoi deliri autoreferenziali, si serve); queste l’esigibilità dei diritti di cittadini, lavoratori, alunni; questa è la visione democratica di chi, conquistata una postazione di poterucolo, esercita con autoritarismo e intimidazione una funzione che – teoricamente – dovrebbe essere al servizio dei cittadini. In un Paese in cui si violano impunemente norme di tutti i tipi (nel nostro settore pensiamo alle sentenze sui precari, sulle circolari sugli organici, sulla legittimità delle procedure che hanno determinato la “riforma”) un manipolo di cittadini aventi diritto, che civilmente fanno riferimento ad un ufficio dell’amministrazione avente dovere, viene denunciato servendosi nientemeno che del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773 e R.D: 6 maggio 1940, n.635) che all’art. 18 recita: “I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore. E’ considerata pubblica anche una riunione, che, sebbene indetta in forma privata, tuttavia per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero delle persone che dovranno intervenirvi, o per lo scopo o l’oggetto di essa, ha carattere di riunione non privata”.

Potrebbe quasi suscitare il sorriso. A me fa rabbia. Unità di intenti e solidarietà di principi e azioni sono l’unico baluardo – per chi creda nella difesa della scuola pubblica e della sua qualità – contro il sonno della ragione e la mancanza della certezza del diritto.

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Gelmini: studenti “soldato” nei licei, impareranno a sparare. Il declino inarrestabile della scuola italiana. settembre 21, 2010

Mai la scuola italiana aveva raggiunto, nel corso degli ultimi decenni, un livello così basso. Per molti quasi un punto di non ritorno. Lo confermano i dati statistici, lo stato degli atenei italiani, le difficoltà della didattica, gli scarsi risultati degli studenti (rispetto ai coetanei europei). La scuola italiana è al collasso, si sa, nonostante le tante riforme (pseudo-riforme) di questi ultimi anni. Un numero considerevole di tentativi che, invano, hanno cercato di dare un po’ di respiro al settore, senza riuscirci. Anzi, quello che abbiamo davanti è un quadro sempre più cupo, senza prospettive. E così, assistiamo, ad una serie di scandali, di decisioni eclatanti, spesso non conformi neanche alla stessa legge italiana. Lo sa il Ministro dell’Istruzione Gelmini, lo sanno gli operatori della scuola, lo sanno gli studenti. E dalla scuola di Adro al nuovo protocollo firmato fra il Ministro dell’Istruzione Gelmini e il Ministro della Difesa La Russa, il passo è davvero breve. Forse l’ultimo colpo di coda di un’estate “drammatica” per la scuola, che preannuncia un autunno davvero caldo, anzi, incandescente.

Lo chiamano “allenati per la vita” ed è un corso valido come credito formativo rivolto agli studenti dei licei. In realtà sembra un vero e proprio corso “paramilitare”. Non è uno scherzo. E’ un protocollo già firmato fra la Gelmini e La Russa. Ma cosa prevederà? Con grande pace della Gelmini, gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco, ad arrampicarsi, a eseguire perfettamente “percorsi ginnico-militari”. E quale sarebbe l’assurda spiegazione (motivazione) di questa nuova trovata “geniale” del Ministro Gelmini? Ecco la laconica ed “ipocrita” risposta: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Si tratta, in buona sostanza, di veicolare la pratica del mondo militare in quello della scuola: roba da altri tempi, tempi bui e, speriamo, non riproponibili.
Ma la speranza “muore” leggendo, di fatto, in cosa consisterà la prova finale per il nuovo corso “allenati per la vita” (leggi corso “paramilitare”, ndr): “una gara pratica tra pattuglie di studenti”. No, non è un errore di battitura. La circolare parla proprio di “pattuglie” di studenti. A dir poco equivocabile e senza ritegno il termine utilizzato. Fosse solo il termine! E’ un progetto “innovativo” passato nel silenzio assoluto delle opposizioni. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.

E con la nuova proposta Gelmini – La Russa , si allunga, di fatto, l’elenco degli incomprensibili provvedimenti del Ministro dell’Istruzione. I tagli alle elementari hanno eliminato qualsiasi potenzialità di realizzare il vero tempo pieno e ridotto gli spazi per progetti, uscite didattiche e laboratori. Non c’è un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili, come prevede la legge, a tal punto che alcuni alunni vengono seguiti solo per cinque ore settimanali. Il provvedimento che prevede il numero maggiore di studenti per classe, da 27 a 35, viola apertamente il testo sulla sicurezza scolastica: Il D.M. Interno del 26/8/1992, recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, al punto 5.0 (“Affollamento”) stabilisce che, al fine dell’evacuazione delle aule, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula ed al punto 5.6 (“Numero delle uscite”) che le porte devono avere larghezza di almeno m 1,20 ed aprirsi nel senso dell’esodo quando il numero massimo di persone presenti nell’aula sia superiore a 25 (quante scuole, in tutto il territorio nazionale, non sono in regola? La maggioranza). E la riduzione del tempo scuola nei licei artistici (11%) , nei licei linguistici (17%), negli istituti tecnici e professionali (diminuzione del 30% delle ore di laboratorio) a quale esigenza didattica di rinnovamento rispondono? Forse servono a far posto a pseudo-corsi di natura “paramilitare” come quello messo in campo dal duo Gelmini – La Russa? Tante sono le domande, poche le risposte e le certezze. Quello che appare chiaro, tuttavia, è che non basteranno anni di riforme e provvedimenti ad hoc per far risalire la china alla scuola italiana. E la trovata degli studenti soldato nei licei, a dir poco bizzarra, non va in quella direzione. Siamo al punto più basso della scuola italiana? Peggio di così non può andare? Seppur infinitamente poco consolatoria, dateci almeno questa, di certezza.

Emanuele Ameruso (emanuele.ameruso@libero.it)

Fonte: Famiglia Cristiana
http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/la-scuola-militare.aspx

http://giornaleitaliano.info/gelmini-studenti-“soldato”-nei-licei-impareranno-a-sparare-il-declino-inarrestabile-della-scuola-italiana-3146

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/ecco-cosa-significa-fascismo/63155/

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… gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco….

100 crediti a chi fa centro

 

Scuola elementare pubblica. La fine di un mito italiano settembre 20, 2010

da La repubblica

Un saggio racconta le colpe di un declino culturale che sancisce la fuga nelle private. Nel 1985 erano stati varati nuovi programmi che insistevano sulla didattica. Era il punto di forza dell’educazione pubblica italiana: ma ora anche l’istruzione primaria è al collasso
di BENEDETTA TOBAGI

Da quei banchi passano tutti i futuri cittadini. Difficile evitare la retorica del “pilastro della democrazia”: lo è per davvero. In più la scuola elementare conserva nell’immaginario qualcosa di romantico, dal libro Cuore in poi. Nell’Ottocento il maestro aveva un ruolo sociale definito, accanto al gendarme e al prete. A questa missione civilizzatrice e conservatrice si sovrappone, con l’avvento della Repubblica, l’icona del maestro di frontiera, possibilità di riscatto per i figli dei diseredati, schiacciato tra la Costituzione e le sperequazioni profonde di un paese arretrato, mentre le elementari restano quelle uscite dalla riforma Gentile, verticali e nozionistiche.

E oggi? Nessuno osa discutere la centralità della scuola e la sua missione educativa, tanto più in una società in piena crisi (economica, politica, di valori). Ma in cosa consista questa missione, e su come realizzarla, c’è molta confusione. Chi non ha bambini, difficilmente sa cosa succedesse dietro il portone di una scuola primaria dopo la riforma del ’90. Poi nel 2008 il governo comincia a predicare il “ritorno al passato” come panacea contro tutti i mali. Chi ha più di vent’anni è cresciuto a pane e maestro unico e può rimanere facilmente sedotto dall’effetto-nostalgia: che male c’era nel vecchio sistema? Insegnanti, genitori e dirigenti invece protestano, sono amareggiati, indignati, preoccupati (provate a scorrere le centinaia di testimonianze su Repubblica.it). Sono davvero tutti dei conservatori miopi e politicizzati? Che cosa sta succedendo, davvero, dentro la scuola pubblica dei bambini italiani?

Ci aiuta diradare le nebbie il nuovo saggio di Girolamo De Michele, La scuola è di tutti (minimum fax, pagg. 338, euro 15) “E’ necessario combattere una battaglia per le “precise parole”, per l’esattezza”, dichiara. Allora decodifica i “frames” concettuali dietro gli slogan con cui il centrodestra ha mascherato la realtà brutale dei tagli di bilancio alla scuola pubblica e analizza con scrupolo i numeri – solo apparentemente obiettivi – del Ministero e dei rapporti internazionali. Ma soprattutto, inserisce i problemi italiani nel quadro più ampio di una crisi (cioè un momento di potenziale evoluzione, non un'”emergenza”) dell’educazione in atto da decenni a livello globale.

La scuola è chiamata all’arduo compito di preparare bambini e ragazzi a muoversi in una società più complessa, fornendo, oltre alle nozioni, metodi per “imparare a imparare”, anche fuori dai banchi. Non è più affiancata nell’opera educativa da soggetti forti come parrocchia o famiglia, ma assediata da una “società diseducante” i cui modelli contraddicono valori e comportamenti che l’insegnante cerca di trasmettere. De Michele intreccia questi problemi coi dati allarmanti sull'”analfabetismo funzionale” che affligge 2/3 degli italiani, e li rende prede facilmente manipolabili nella società dell’informazione, o sulla mobilità sociale quasi inesistente per i giovani italiani. Una visione ampia, articolata, che mostra la funzione essenziale della scuola pubblica in una democrazia che voglia essere veramente tale.

In questo discorso, il caso della scuola primaria è illuminante. L’Italia, eterna pecora nera, affrontò costruttivamente la “crisi educativa”, con esiti addirittura eccellenti. Dopo decenni di confronti tra politici e specialisti di pedagogia e didattica, nell’85 la scuola elementare si dota di nuovi programmi che mettono al centro il “saper fare” accanto al conoscere, per una “progressiva costruzione delle capacità di pensiero riflessivo e critico e di una indispensabile indipendenza di giudizio”, le competenze relazionali, la capacità di ascoltarsi e stare insieme, oltre alla disciplina. Su queste basi, nel ’90 si avvia una riforma, che ha passato il vaglio della Corte dei Conti, la stagione di lacrime e sangue pre-ingresso nell’euro e un rodaggio faticoso, per regalarci una posizione di eccellenza nelle classifiche internazionali (TIMMS 2007 per la matematica e PIRLS 2006 per la lingua). Con buona pace di chi sostiene che servì solo al sindacato per moltiplicare i posti.

Cosa offriva la primaria pubblica del nuovo millennio? “Modulo” o tempo pieno, ossia due o tre maestri, specializzati in aree disciplinari diverse: ben venga un’attenzione specifica per l’area logico-matematica, in cui l’Italia è sempre indietro. Programmazione collegiale, cioè più teste che concordano la didattica e rispondono alle esigenze dei bambini: più sguardi pronti a cogliere i loro disagi come i talenti. Ore di compresenza: indispensabili per gestire la presenza di bimbi stranieri che non padroneggiano l’italiano, per il recupero di chi resta indietro, specie nelle aree più disagiate, ma anche per gite e laboratori.

Tempo scuola più lungo (da 27 a 40 ore) e più ricco: al pomeriggio non c’era più il vecchio doposcuola, merenda e compiti, ma lezioni e laboratori, cioè apprendimento attivo. Una ricchezza per i bambini, una necessità per i genitori che lavorano. A parità di maestri incompetenti e lavativi, che non mancano mai (la Gelmini parla di premi al merito, ma nessuna misura è stata varata), il sistema offre più risorse e garanzie. La primaria pre-Gelmini rispondeva alle esigenze di una società profondamente mutata con spirito democratico: molto per tutti i bambini e speciale cura per i più deboli.

Bello, no? Bene, lo stanno demolendo. Il Ministero raccomanda maestro unico, 4 ore mattutine e taglia i posti. Ma i genitori chiedono le ore e la qualità del tempo scuola lungo e i dirigenti sono chiamati all’impossibile quadratura del cerchio. Regna il caos. Classi affollate, patchwork di maestre per coprire i buchi (alla faccia del bisogno di continuità rassicurante). I maestri, sottopagati e sotto pressione, ancorché occupati, di sicuro non lavorano sereni (si parla di merito e mai di motivazione).

Lo scenario tracciato da De Michele è inquietante: c’è un disegno politico per smantellare la scuola pubblica, per foraggiare il business delle scuole private, perché l’ignoranza rende le persone più controllabili. Anche chi non condividesse questa tesi, sarà costretto a domandarsi il perché di una politica così dannosa. Non è “la solita storia”. Disperdono un patrimonio, picconano la base sana della piramide educativa. Danneggiano i bambini e le loro famiglie e la società in cui dovranno vivere, non gli “insegnanti fannulloni”. Almeno, la smettano di mentire.
(20 settembre 2010)

 

Qui L’integrazione c’è settembre 16, 2010

da Il Tempo – Roma
Dario Martini

15 settembre 2010

Qui l’integrazione c’è

Più italiani tra i nuovi iscritti. Nella scuola Di Donato si torna a parlare romano. Su 85 bambini divisi nelle quattro prime classi dell’elementare, gli italiani sono 53 e i “migranti” 32.Da quest’anno è stata invertita la tendenza. Alla scuola Di Donato, in via Bixio all’Esquilino, i bambini italiani iscritti alla prima elementare sono più degli immigrati. Le iniziative per favorire l’integrazione qui funzionano. Questa è una delle scuole multiculturali per eccellenza, dove fino all’anno scorso il numero degli stranieri era nettamente superiore a quello dei romani. Ora, invece, il rapporto si sta invertendo. Su 85 bambini divisi nelle quattro prime classi dell’elementare, gli italiani sono 53 e i «migranti» 32. Un dato eclatante se si pensa che fino all’anno scorso, su 270 alunni, il 74% era straniero (numeri lontani da quelli della Pisacane dove più del 90% sono immigrati). Le famiglie che portano qui i propri figli sono di tutte le nazionalità. Soprattutto cinesi, ma anche bengalesi, iraniani e filippini. La Di Donato si divide in materna, elementari e medie. Alla materna il rapporto italiani-immigrati è al 50%. Alle medie, invece, gli stranieri sono ancora in maggioranza. Per favorire l’integrazione, oltre al Comune e al I Municipio, è scesa in campo anche l’associazione dei genitori. Grazie a progetti come «Fratelli d’Italia e solidarietà», un mediatore culturale cinese tiene corsi d’italiano per bambini orientali. Mentre il «Polo intermundia» ha organizzato sette classi per i genitori stranieri che vogliono imparare l’italiano.
Ci sono poi i laboratori dove i piccoli imparano a conoscere le altre culture. Leggono libri in doppia lingua, suonano musiche africane, asiatiche e, ovviamente, italiane. «Se i romani iniziano a tornare è stato grazie a un grosso lavoro per farci conoscere sul territorio assieme alle istituzioni e alle associazioni», spiega la coordinatrice degli insegnanti Miriam Iacomini. Le famiglie sono soddisfatte. Guido Musillo abita al Pigneto, ma ha scelto di portare i propri bambini qui: «Ho una figlia alla materna. Nella sua classe ci sono più stranieri. L’altra, invece, l’ho iscritta all’elementare, dove sono più italiani. Si trovano bene». L’associazione dei genitori si è schierata contro il tetto del 30% per gli immigrati deciso dal Ministero: «Qui non serve. Gli stranieri sono integrati». Farad Abbasnejad è iraniano ma vive in Italia da molti anni e ha la cittadinanza: «Questa è la scuola ideale per inserire i bambini stranieri nella società».

 

Precario della scuola finisce in ospedale è in sciopero della fame: “Sono già morto” agosto 23, 2010

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 10:07 am
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Pietro Di Grusa, assieme ad alcuni colleghi, è in sit-in permanete davanti all’ex provveditorato per protestare contro i tagli del ministro Gelmini. Da una settimana non assume cibo né le medicine per la sua cardiopatia: “I medici dicono che devo riprendere ad alimentarmi e assumere i farmaci ma io sono già un uomo morto senza un lavoro” […]

Leggi tutto: palermo.repubblica.it/

 

Sit-in genitori insegnanti a Roma per il tempo pieno giugno 18, 2010

Scuola.

Sit-in genitori insegnanti a Roma per il tempo pieno

18 giugno 2010
ROMA – Un sit davanti all’ufficio regionale della scuola, muniti di pupazzi e libri di Pinocchio, contro la decisione di “lasciare 50 bambini senza il tempo pieno e contro le bugie che il ministro Gelmini e la sua rappresentante regionale continuano a dichiarare sui drammatici tagli che impoveriscono la scuola pubblica”.

Cosi’ una cinquantina tra genitori e insegnanti della scuola Di Donato di Roma, quartiere Esquilino, si e’ ritrovata questa mattina alle 9.30 sotto la sede dell’ufficio scolastico: su quattro classi a tempo pieno richieste ne sono state assegnate due. La delegazione e’ stata quindi ricevuta dal direttore generale Maria Maddalena Novelli. “Ci ha detto che a meta’ luglio verra’ dato l’organico di fatto che e’ diverso da quello di diritto”, raccontano mamme e insegnati all’agenzia Dire.

L’organico di fatto e’ praticamente una aggiunta eventuale di personale che viene concessa in base a delle richieste: in questo caso per far fronte alle necessita’ di tempo pieno. “Ma le richieste sono molte, difficilmente verra’ risolto il problema” dicono ancora mamme e insegnanti, “sembra che il Comune stia pensando a dei corsi di danza per ‘coprire’ il pomeriggio fino alle 16, quasi un tappabuchi…. Comunque torneremo a meta’ luglio per farci ancora sentire”.

link: http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=36586

 

Immigrati, il giorno del giudizio maggio 31, 2010

di Furio Colombo, 30 maggio 2010

da L’anteFatto, il blog de Il Fatto Quotidiano

La Lega, con la persecuzione di immigrati e rom, ha messo l’Italia al centro di una negativa attenzione internazionale. E il ministro Sacconi che fa? s’inventa l’immigrazione circolare.
“È stato verificato che se d’un tratto si fermassero tutti gli immigrati, l’Italia – comprese la Lombardia e il Veneto – entrerebbe in crisi?”, chiede il lettore Francesco Dallai nella sua lettera a Il Fatto del 27 maggio. È stato verificato,è certo. Si ferma tutto, e tutti lo sanno. Ma la realtà è un dettaglio che non distoglie mai la Lega dalle sue ossessioni. Con i suoi 3 o 4 stipendi a testa per ogni leader (Cota, eletto presidente del Piemonte, non ha mai dato le dimissioni dal Parlamento; quasi tutti i deputati e senatori della Lega sono anche sindaci, presidenti di Regione, assessori, consiglieri regionali, tutto alla fine, a carico di Roma ladrona) e non distoglie gli attentissimi “promotori della libertà”, che devono salvaguardare i voti leghisti per tenere in piedi Berlusconi, anche senza la Confindustria, anche senza l’ormai lontano tripudio delle folle.

Poiché la Lega, con la sua persecuzione degli immigrati e dei rom, ha messo l’Italia al centro di una severa e negativa attenzione internazionale, ecco che si fa avanti il ministro Sacconi, con una trovata abile e del tutto libera da scrupoli e preoccupazioni. Non sulla vita e la dignità degli immigrati, non sulla necessità delle imprese e della protezione lavoro italiano. No, l’unica preoccupazione di Sacconi è di non scontentare la Lega. […]

Leggi tutto: Il Giorno del Giudizio