Scuola Di Donato Roma

Il Blog dei genitori ed insegnanti della Scuola Di Donato, Roma.

Ma come mai qui sono tutti bianchi? settembre 29, 2009

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 10:13 am
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Repubblica (24 settembre 2009)

Caro Direttore, i miei figli hanno 12 e 9 anni. Vivono a Milano da due mesi. Tutti, bambini e genitori, li vogliono come compagni di classe, di giochi, di compiti. Eppure avevo sentito che i bambini stranieri sono considerati un “problema” nelle scuole italiane. I miei figli parlano un italiano approssimativo. I loro compagni di classe cinesi o arabi non suscitano tanto entusiasmo. Dimenticavo, i miei figli si esprimono in inglese. Sono cresciuti a Toronto. Di fronte a loro, a noi in generale, come famiglia, ogni barriera si abbatte, gli italiani si mettono in ginocchio pur di scambiare quattro parole.
Hanno la cittadinanza italiana perché io, la madre, sono italiana naturalizzata canadese. Ma il loro passaporto diventa un dettaglio per gli ammiratori che ignorano e non si curano della loro italianità anagrafica. Parlano in inglese, fra loro e con noi, quindi sono degli dei.
Dovrebbe farmi piacere, tutto questo interesse, e sono molto contenta che questo elemento stia di fatto facilitando la loro integrazione. Eppure mi fa anche tristezza constatare il provincialismo di cui è frutto.
Immersa in una società davvero multietnica, dove la diversità è un pregio da esibire, sono abituata ad apprezzare ogni seconda lingua, ogni seconda cultura. Invece constato qui che i miei figli sono accolti meglio di bambini che sono nati in Italia da genitori stranieri, che per i miei parametri sono italianissimi, ma che hanno occhi a mandorla o la pelle scura.
Parlando con un bambino italiano è emerso che sua madre è marocchina. «Sei fortunato – gli ho detto – puoi imparare l´arabo. Cerca di non dimenticarlo mai ed esercitati perché sarà una competenza molto richiesta in un mondo del lavoro che darà l´inglese per scontato». Il padre, italiano, del ragazzino, mi ha guardato come fossi un´aliena, al punto che ho pensato di aver toccato un tasto doloroso: forse la madre era deceduta o divorziata e lontana. «Non gliel´ha mai detto nessuno – mi ha spiegato riferendosi al figlio che, ha aggiunto – non solo non esibisce mai questa capacità linguistica , ma addirittura la tiene nascosta».
Spingere la gente o peggio, i bambini, a vergognarsi della propria identità non porterà a nulla di buono. A Toronto è esattamente l´opposto. L´esaltazione della diversità è tale che sono i ragazzi “solo” anglosassoni a sentirsi obbligati, per apparire “cool”, a fingere di avere una parentela italiana, portoghese o giamaicana. Il Canada è ben lontano dall´essere il paradiso sulla terra che molti pensano, ma in termini di politiche per l´integrazione dovrebbe essere una scuola obbligatoria per ogni amministratore e politico italiano che abbia a cuore il conseguimento di una società pacificata e più vivibile per tutti.
Mentre mi cimento a spiegare ai miei figli l´analisi grammaticale e l´educazione tecnica, mi chiedo anche quando la scuola italiana entrerà nel terzo millennio. Dov´è l´educazione ambientale, l´esposizione al multiculturalismo, la valorizzazione per esempio delle lingue e delle culture rappresentate in ogni classe? A Toronto non so nemmeno quanti fossero i figli di immigrati tra i compagni di scuola dei miei figli. Prima di tutto i bambini erano tutti considerati canadesi. Ogni giorno, inoltre, i programmi offrivano loro decine di occasioni per essere fieri della loro lingua polacca, o farsi, portoghese o italiana.
Una domanda molto frequente che i bambini canadesi si rivolgono quando si incontrano in un parco non è «come ti chiami?», ma semmai «e tu che lingua parli a casa?». In un clima di questo genere l´essere straniero non può essere un problema.
Sono certa che i miei figli acquisiranno una cultura più solida, dal punto di vista umanistico, nella scuola dell´obbligo piuttosto che in una nordamericana. Ma l´esposizione alla diversità e l´insegnamento che hanno ricevuto dalla scuola canadese, è ineguagliabile. Al punto che , ricorderò sempre una vacanza in Italia di cinque anni fa, quando scoprii che per mio figlio, allora di otto anni, una società omogenea era una menomazione, un´anomalia che ovviamente non poteva essere naturale. «Mamma – mi disse – non vorrei offenderti, ma mi sembra che siano tutti bianchi qui… Cosa avete fatto agli altri?».
Irene Zerbini

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Mercatino dell’Usato a Scuola!!! settembre 24, 2009

Filed under: proposte — scuoleinpiazza @ 4:29 pm
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mercat.benv.2009

Programma della Giornata

(dimostrazioni delle attività sportive che il

pomeriggio si terranno a Scuola):

ore 10,00 Apertura del mercatino;

ore 10,00 Apertura tavoli della ristorazione;

ore 11,00 Pattini a Rotelle;

ore 12,00 Danza del Ventre;

ore 13,00 Teatro;

ore 14,00 Capoeira;

ore 15,00 Tango;

ore 17,00 Chiusura del mercatino.

 

Una scuola su due è in zona a rischio sismico settembre 22, 2009

Una scuola su 2 si trova in una zona a rischio sismico, e continuano, purtroppo, a essere sempre tanti gli edifici non a norma. In 2 casi su 3 (68%) manca il certificato di agibilità statica e solo un plesso su 4 (27%) possiede la documentazione igienico-sanitaria e l’attestato di prevenzione incendi. Il sapone in bagno, poi, è un “lusso” per 6 scuole su 10. Come, pure, la pulizia: arma fondamentale per prevenire il contagio dell’influenza A, che nelle prossime settimane raggiungerà il suo culmine in Italia. E, invece, non ci si potrà contare: il 69% dei bagni non è dotato di asciugamani usa e getta, il 44% non ha la carta igienica e il 45% è privo di scopini. Palestre, bagni e corridoi, aule e mense, gli ambienti più sporchi. E a ciò si aggiunga il rischio “sovraffollamento” delle classi per via dei recenti provvedimenti di riorganizzazione della scuola varati dal Governo. Senza dimenticare, poi, le “solite” piccole, grandi mancanze rimaste pressoché irrisolte rispetto allo scorso anno. Dalla presenza di ancora troppe barriere architettoniche (una scuola su 5 ha, ancora, accessi “off limits”), alle cassette per il pronto soccorso quasi sempre inesistenti, fino ad arrivare a quel “pericolosissimo”, 12% di casi (ben 13 istituti scolastici) dove l’edificio presenta vere e proprie lesioni strutturali, su cui è bene non perdere ulteriore tempo, intervenendo per evitare ulteriori situazioni di pericolo.

Sono passati, appena, 2 giorni dall’annuncio del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sull’arrivo, entro Natale, (con 6 mesi di ritardo) dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, che l’annuale rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza nelle scuole ci riporta con i piedi per terra, elencando, una e per una, tutte le mancanze degli edifici scolastici. E a far riflettere su quanto sia rischioso entrare in classe, arrivano, pure, gli ultimi dati Inail, sugli infortuni a professori e alunni. Nel 2008, ci sono stati ben 92.060 infortuni accorsi ai ragazzi (+1,6% rispetto al 2007) e 13.879 a docenti (+1,8 per cento). «A dicembre 2009 – ha ricordato la responsabile scuola di Cittadinanzattiva Adriana Bizzarri – scade il termine perché enti locali e regioni adeguino le scuole alla legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e non saranno tollerate altre proroghe».

A correre i rischi maggiori sono alunni e personale che studiano e lavorano in sedi costruite tra gli anni ‘40 e ’50 e, in tantissimi casi, specie, al Sud, che non hanno quasi niente per essere definite “scuole”, trattandosi di appartamenti, cantine, ex garage. Non sorprende, quindi, come il 27% del campione esaminato nel dossier (su un totale di 106 scuole sparse in 11 regioni) presenti uno stato di manutenzione assolutamente inadeguato. E una testimonianza “sul campo” di questa situazione è venuta proprio nei giorni scorsi dove ci sono state scuole che non hanno aperto i battenti per l’inizio del nuovo anno scolastico per problemi di agibilità.

A ciò bisogna aggiungere, pure, il cronico ritardo nell’effettuare gli interventi necessari, dovuto, principalmente, alla carenza dei fondi. Anche se il Governo, nella primavera scorso, ha affrontato il problema, stanziando per la sicurezza scolastica (ritenuta vera e propria “emergenza nazionale”) un miliardo di euro. Oltre, ai vari finanziamenti ad hoc, di volta in volta previsti, come, quelli, per esempio, messi in campo, dalle Regioni, dall’Inail e, da ultimo, quelli del piano straordinario di messa in sicurezza delle scuole, previsto dalla Finanziaria 2007 e che, a luglio, ha visto “sdoganare” l’ultima annualità: 75 milioni di euro (ma con 25 in meno rispetto a quelli originariamente previsti dalla norma).

E, ancora, nel 30% delle scuole sono assenti, in tutto o in parte, scale e uscite di sicurezza. L’ascensore, poi, funziona a singhiozzo in una scuola su 4 e c’è, ancora, il 36% di istituti che non dispone di una palestra. In più, le aule sono mediamente molto sporche, con sedie e banchi spesse volte rotti, cavi volanti e pavimenti sconnessi. Tutte situazioni monitorate nel documento di valutazione dei rischi, che è stato predisposto dal 93% degli istituti. Ma con un piccolo, grande “paradosso”, emblematico del problema sicurezza a scuola. A parte il responsabile del servizio, è conosciuto solo dal 36% di studenti e personale.

da Il Sole24ore
di Claudio Tucci
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/scuola-sicurezza-rapporto-cittadinanzattiva.shtml?uuid=fcf3b5a0-a367-11de-9cb7-ea7a81dfc3bd&DocRulesView=Libero
17 settembre 2009
 

Genitori all’attacco della Gelmini “Fuorilegge le aule sovraffollate”

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da La Repubblica
Per i vigili del fuoco massimo 26 studenti in aula, per il Miur minimo 27, e si arriva anche a 38. Proteste dei genitori

di Giuseppe Filetto

Classi e aule sovraffollate, con più di 26 alunni, qua e là anche con 32 e persino con 38. Fuorilegge. Tanto che la Provincia, proprio in queste ore ha incaricato il suo ufficio legale di studiare come affrontare le varie situazioni di illegalità. «Per capire con che tipo di provvedimento possiamo affrontare questa difficile situazione», confessa Manuela Cappello, assessore provinciale all´Istruzione.

Per l´Ufficio Prevenzione Incendi dei vigili del fuoco il decreto del Ministero dell´Interno, emanato il 26 agosto ‘92, è chiaro. Al punto 5, comma zero, sta scritto: “Il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in: 26 persone/aula”. «È un numero progettuale, ma importante dal punto di vista della sicurezza – spiega Sandro Gambelli, vice comandante provinciale dei vigili del fuoco -: serve a stabilire i parametri da rispettare, che riguardano vie di fuga, cioè porte, scale, uscite di sicurezza».

Questa normativa fa a botte però con il recente Decreto-Gelmini, che impone a presidi e direttori di formare classi prime (di nuova formazione) con un numero minimo di allievi di 27. Che mette nei guadi tantissimi istituti genovesi. Quantomeno costretti a rivedere i piani di sicurezza, precisa l´ingegnere Gambelli: «È un obbligo del dirigente scolastico, che è anche il datore di lavoro e risponde del personale alle sue dipendenze, ma anche degli studenti».

Nel secondo capoverso il punto 5, infatti, dice: “Qualora le persone effettivamente presenti siano numericamente diverse dal valore desunto dal calcolo…, l´indicazione del numero di persone deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell´attività”.

I capi di istituto, in una situazione di “illegalità”, chiamano in causa i proprietari degli edifici, cioè su Comune (per scuole materne, elementari e medie) e Provincia (superiori), pretendendo l´adeguamento. «Ci troviamo tra l´incudine e il martello – si difende Manuela Cappello – da una parte siamo pressati dalla normativa ministeriale, adottata dall´Ufficio Scolastico Provinciale, dall´altra diventiamo fuorilegge perché non riusciamo più a garantire i livelli di sicurezza dentro gli edifici».

La delicata vicenda è stata sollevata da alcuni esposti, inoltrati dai genitori, preoccupati dei loro figli, finiti in aule che ospitano perfino 35 alunni. Ma anche dai precari, rimasti senza posto proprio per l´aumento del numero di allievi per classe. Le denunce sono state inviate all´assessorato all´Istruzione della Provincia e, a quanto pare, per conoscenza pure all´Ufficio di Polizia Giudiziaria dei vigili del fuoco.

L´assessore Cappello non nasconde le preoccupazioni per una situazione che rischia di esplodere. Quantomeno, per una nuova fase, che richiederebbe diversi interventi di adeguamento delle aule con più di 26 alunni, create dal recente Decreto-Gelmini. Una vicenda che oltre ad essere presa in esame dai vigili del fuoco potrebbe interessare la Procura della Repubblica. Sempre lo stesso decreto sulla prevenzione incendi, che ieri la Provincia ha letto e riletto, sottolinea che “le porte devono avere larghezza almeno di 1,20 ed aprirsi in senso dell´esodo quando il numero massimo di persone presenti nell´aula sia superiore a 25…”.

«Se dovessimo seguire la normativa alla lettera, dovremmo chiudere le scuole – dice Dante Taccani, preside dell´alberghiero Bergese – è più razionale valutare il rischio e porre le contromisure, ma è anche vero che, quando succede un incidente, in causa è chiamato il capo d´istituto, sul quale ricade la responsabilità penale». Per garantire la sicurezza e limitare il rischio nei laboratori, al Bergese in questi giorni stanno adottando il sistema delle turnazioni.

(19 settembre 2009)
 

Occupati i tetti della Sapienza settembre 15, 2009

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 11:18 am
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Circa venti persone tra studenti dell’Onda e insegnanti precari sono saliti sul tetto dell’ entrata principale della città universitaria dell’Università La Sapienza a Roma in segno di solidarietà con i docenti precari della scuola, in mobilitazione contro i tagli decisi dal governo.

Dal tetto dell’entrata all’ateneo, caratterizzata da un colonnato in marmo che affaccia su piazzale Aldo Moro, hanno calato uno striscione verticale lungo una decina di metri che copre interamente una delle colonne, con su scritto “Tagli alla scuola: una truffa per tutti”.

Dall’alto hanno esposto anche un altro striscione con su scritto: “Scuola e università stessi tagli e stessa precarietà”.

Sul tetto gli studenti, aderenti al Coordinamento dei collettivi della Sapienza, e gli insegnanti precari hanno montato tre tende da campeggio e sono intenzionati a passare la notte lì.

Tra gli slogan scanditi dai ragazzi anche quelli che richiamano la vittoriosa battaglia degli operai dell’Innse di Milano a cui la loro protesta, almeno nelle modalità, si richiama.

(15 settembre 2009)
 

La protesta dei precari

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 11:16 am
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A Roma l’Assalto Sonoro…

Sit-in e volantinaggi contro la riforma voluta dal governo
Gelmini contestata a Nisida, a Roma “assalto sonoro” al ministero

Si apre l’anno scolastico
via alla protesta dei precari

NAPOLI – Via all’anno scolastico e via alle proteste contro il ministro Gelmini. In tutto Italia si stanno svolgendo manifestazioni, presidi, sit-in e volantinaggi contro i tagli decisi dall’esecutivo e i cosiddetti contratti di disponibilità.

Roma. In viale Trastevere, sede del ministero, si inizia a suon di musica con un camioncino con la musica sparata a tutto volume. “L’idea è quella di un assalto sonoro, simbolico, al ministero, un’azione di incontinuità con la mobilitazione dei precari”, spiega Danilo Borrelli uno dei giovani comunisti. Molti gli striscioni: ‘La scuola pubblica non si tocca’, ‘organizza la tua rabbia’, ‘stop alla distruzione della scuola pubblica’, mentre sui palloncini colorati vola lo slogan ‘loro la crisi, noi la soluzione’. I sindacati infatti hanno in programma una manifestazione davanti al ministero, alle 16 di oggi.

Napoli. Inaugurazione dell’anno scolastico blindata per Maria Stella Gelmini all’istituto di pena minorile di Nisida a Napoli. Il ministro è giunta presso il carcere ed è andata via via mare per evitare la protesta da parte di precari, genitori alunni disabili e bambini. I precari hanno bloccato sia all’andata che all’uscita i pulmini con i giornalisti chiedendo loro di raccontare quale sia la realtà nella quale vivono: posti di lavoro a rischio e scuole chiuse per carenze edilizie. “Stigmatizzo chi piega la scuola agli interessi di parte – ha ribadato il ministro – mentre ho stima per tutti quegli insegnanti, e sono tanti, che pur con stipendi bassi fanno il loro dovere con passione”. Replica immediata dei manifestanti: “”Vogliamo sottolineare la scorrettezza del ministro che ha eluso il confronto con noi”


Sempre a Napoli un gruppo di precari sta protestando da questa mattina nel centro storico del capoluogo campano, in piazza del Gesù, contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini. I precari stanno distribuendo volantini informativi a passanti e turisti.

A Palermo un corteo di circa 600 insegnanti precari è partito stamani da piazza Marina a Palermo per raggiungere Palazzo d’Orleans sede della presidenza della Regione siciliana. Aprono la manifestazione le bandiere di Cisl, Uil e Cgil. Dietro, una statua in legno come quella delle processioni. “E’ san precario – affermano – che si scaglia contro i quattro dell’Apocalisse: Gelmini, Tremonti, Brunetta e Berlusconi”.

Calabria. Circa 300 persone stanno manifestando davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria a Catanzaro Lido. Davanti alla sede dell’Ufficio è stato sistemato un piccolo palchetto dal quale si stanno susseguendo gli intereventi dei rappresentanti della Cgil.

Sardegna. Circa duecento precari della scuola hanno bloccato, dalle 7.30 alle 9 di stamattina il traffico in entrata e in uscita dalla città di Sassari all’altezza del parco di Monserrato. Per domani mattina alle 10 nel palazzo della Provincia sono stati convocati gli Stati generali della scuola.

Venezia.
Il coordinamento regionale dei “precari in mutande” questa mattina a Venezia ha dato vita a un sit-in sotto l’Ufficio scolastico del Veneto, mentre altre manifestazioni si sono svolte anche in altre città della regione. A rappresentare la loro protesta, una bandiera con una clessidra alata che simboleggia il tempo che passa inutilmente.

(14 settembre 2009)

http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/gelmini-2/proteste-inizio/proteste-inizio.html

 

Esquilino, la “scuola degli stranieri” ora conquista anche gli italiani settembre 14, 2009

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 2:02 pm
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Roma_Repubblica

Esquilino, la “scuola degli stranieri” ora conquista anche gli italiani

La Manin “sfida” la Pisacane: qui l´integrazione funziona. Fino a qualche anno fa il 60 % degli alunni era straniero oggi il rapporto si è capovolto

Un esempio di integrazione sui banchi. Proprio nella “Chinatown” dell´Esquilino. Una scuola non solo frequentata dai bambini stranieri, ma sempre più richiesta anche dalle famiglie italiane. Al punto che se fino a qualche anno fa, all´istituto comprensivo Manin, il 60 per cento della popolazione scolastica era composta da studenti di cittadinanza non italiana e il restante 40 da italiani, oggi il rapporto si è capovolto. «Il 48 per cento sono bambini stranieri, il 51 cittadini italiani – spiega Alba Zuccarello, preside della scuola – Gli italiani stanno lentamente aumentando». Un dato significativo se confrontato con quello, che tanto fa discutere, della elementare Pisacane a Tor Pignattara, dove il 97 per cento degli iscritti è composto da alunni stranieri (su 180 bambini solo 6 sono italiani). «Sono state le stesse famiglie a partecipare al processo di integrazione – spiega la preside della Manin – a darci fiducia. La paura più grande all´inizio era che i propri figli incontrassero difficoltà con la nostra lingua. Ma hanno capito ben presto che non è così, anzi. I bambini a quella età imparano tutti insieme e prestissimo, anche quelli non nati in Italia e che arrivano alla Manin nel corso dell´anno. E comunque in casi particolari si possono organizzare anche corsi specifici di italiano».

La comunità straniera più rappresentata è quella cinese, ma ci sono anche filippini, slavi, bengalesi. La maggior parte sono immigrati di seconda generazione, sono cioè nati qui, ma hanno i genitori stranieri. «Le famiglie partecipano ai nostri progetti e portano avanti iniziative pomeridiane – prosegue la preside – sono molto importanti non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, perché così i genitori italiani conoscono quelli stranieri».
Brunella Marcelli è docente di italiano alle medie e da 10 anni insegna alla Manin: «Oggi noi docenti lavoriamo a un metodo di lavoro in cui cerchiamo di entrare in una relazione profonda con ogni alunno. Fondamentale è il gruppo-classe dove predominano collaborazione, solidarietà e complicità. E ogni ragazzo impara non solo dall´insegnante, ma anche dai suoi compagni di classe». Tra i tanti progetti la professoressa Marcelli porta avanti assieme al collega Marinaccio di Artistica l´iniziativa “Cuore senza confini”: «Un lavoro di espressione artistica con lavori pittorici e murales. Si aiuta a socializzare quando si lavora insieme e si ha un obiettivo in comune».