Scuola Di Donato Roma

Il Blog dei genitori ed insegnanti della Scuola Di Donato, Roma.

Assemblea 16 maggio Coord. Scuole Elementari Roma maggio 16, 2011

LUNEDI’ 16 MAGGIO 2011  alle ore 17.00

Il Coordinamento Scuole Elementari di Roma

 INVITA

 

I PRESIDENTI DEI CONSIGLI DI CIRCOLO E D’ISTITUTO (per gli Istituti Comprensivi e le Scuole Medie), I CONSIGLIERI, I COMITATI DEI GENITORI E TUTTI I DOCENTI, GLI ATA E I GENITORI

O.d.G.:

·       linea comune per la salvaguardia del Tempo Pieno

·       docenti di Inglese

·       diritto di sostegno

presso il

103° Circolo Didattico “Angelo Celli”

in Via dei Torriani, 44

(Pisana-Bravetta)

consigliamo di parcheggiare in via del Fontanile Arenato, via dei Grimaldi o via dei Brusati; è possibile accedere a queste strade da via della Pisana attraverso via dei Grimaldi, raggiungendo poi la scuola a piedi, entrando dal cancello pedonale di via Bonadies (freccia).

Annunci
 

Gelmini: studenti “soldato” nei licei, impareranno a sparare. Il declino inarrestabile della scuola italiana. settembre 21, 2010

Mai la scuola italiana aveva raggiunto, nel corso degli ultimi decenni, un livello così basso. Per molti quasi un punto di non ritorno. Lo confermano i dati statistici, lo stato degli atenei italiani, le difficoltà della didattica, gli scarsi risultati degli studenti (rispetto ai coetanei europei). La scuola italiana è al collasso, si sa, nonostante le tante riforme (pseudo-riforme) di questi ultimi anni. Un numero considerevole di tentativi che, invano, hanno cercato di dare un po’ di respiro al settore, senza riuscirci. Anzi, quello che abbiamo davanti è un quadro sempre più cupo, senza prospettive. E così, assistiamo, ad una serie di scandali, di decisioni eclatanti, spesso non conformi neanche alla stessa legge italiana. Lo sa il Ministro dell’Istruzione Gelmini, lo sanno gli operatori della scuola, lo sanno gli studenti. E dalla scuola di Adro al nuovo protocollo firmato fra il Ministro dell’Istruzione Gelmini e il Ministro della Difesa La Russa, il passo è davvero breve. Forse l’ultimo colpo di coda di un’estate “drammatica” per la scuola, che preannuncia un autunno davvero caldo, anzi, incandescente.

Lo chiamano “allenati per la vita” ed è un corso valido come credito formativo rivolto agli studenti dei licei. In realtà sembra un vero e proprio corso “paramilitare”. Non è uno scherzo. E’ un protocollo già firmato fra la Gelmini e La Russa. Ma cosa prevederà? Con grande pace della Gelmini, gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco, ad arrampicarsi, a eseguire perfettamente “percorsi ginnico-militari”. E quale sarebbe l’assurda spiegazione (motivazione) di questa nuova trovata “geniale” del Ministro Gelmini? Ecco la laconica ed “ipocrita” risposta: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Si tratta, in buona sostanza, di veicolare la pratica del mondo militare in quello della scuola: roba da altri tempi, tempi bui e, speriamo, non riproponibili.
Ma la speranza “muore” leggendo, di fatto, in cosa consisterà la prova finale per il nuovo corso “allenati per la vita” (leggi corso “paramilitare”, ndr): “una gara pratica tra pattuglie di studenti”. No, non è un errore di battitura. La circolare parla proprio di “pattuglie” di studenti. A dir poco equivocabile e senza ritegno il termine utilizzato. Fosse solo il termine! E’ un progetto “innovativo” passato nel silenzio assoluto delle opposizioni. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.

E con la nuova proposta Gelmini – La Russa , si allunga, di fatto, l’elenco degli incomprensibili provvedimenti del Ministro dell’Istruzione. I tagli alle elementari hanno eliminato qualsiasi potenzialità di realizzare il vero tempo pieno e ridotto gli spazi per progetti, uscite didattiche e laboratori. Non c’è un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili, come prevede la legge, a tal punto che alcuni alunni vengono seguiti solo per cinque ore settimanali. Il provvedimento che prevede il numero maggiore di studenti per classe, da 27 a 35, viola apertamente il testo sulla sicurezza scolastica: Il D.M. Interno del 26/8/1992, recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, al punto 5.0 (“Affollamento”) stabilisce che, al fine dell’evacuazione delle aule, il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula ed al punto 5.6 (“Numero delle uscite”) che le porte devono avere larghezza di almeno m 1,20 ed aprirsi nel senso dell’esodo quando il numero massimo di persone presenti nell’aula sia superiore a 25 (quante scuole, in tutto il territorio nazionale, non sono in regola? La maggioranza). E la riduzione del tempo scuola nei licei artistici (11%) , nei licei linguistici (17%), negli istituti tecnici e professionali (diminuzione del 30% delle ore di laboratorio) a quale esigenza didattica di rinnovamento rispondono? Forse servono a far posto a pseudo-corsi di natura “paramilitare” come quello messo in campo dal duo Gelmini – La Russa? Tante sono le domande, poche le risposte e le certezze. Quello che appare chiaro, tuttavia, è che non basteranno anni di riforme e provvedimenti ad hoc per far risalire la china alla scuola italiana. E la trovata degli studenti soldato nei licei, a dir poco bizzarra, non va in quella direzione. Siamo al punto più basso della scuola italiana? Peggio di così non può andare? Seppur infinitamente poco consolatoria, dateci almeno questa, di certezza.

Emanuele Ameruso (emanuele.ameruso@libero.it)

Fonte: Famiglia Cristiana
http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/la-scuola-militare.aspx

http://giornaleitaliano.info/gelmini-studenti-“soldato”-nei-licei-impareranno-a-sparare-il-declino-inarrestabile-della-scuola-italiana-3146

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/21/ecco-cosa-significa-fascismo/63155/

______________________________________________________________________

… gli studenti dei licei impareranno a sparare con pistola (ad aria compressa), a tirare con l’arco….

100 crediti a chi fa centro

 

Scuola elementare pubblica. La fine di un mito italiano settembre 20, 2010

da La repubblica

Un saggio racconta le colpe di un declino culturale che sancisce la fuga nelle private. Nel 1985 erano stati varati nuovi programmi che insistevano sulla didattica. Era il punto di forza dell’educazione pubblica italiana: ma ora anche l’istruzione primaria è al collasso
di BENEDETTA TOBAGI

Da quei banchi passano tutti i futuri cittadini. Difficile evitare la retorica del “pilastro della democrazia”: lo è per davvero. In più la scuola elementare conserva nell’immaginario qualcosa di romantico, dal libro Cuore in poi. Nell’Ottocento il maestro aveva un ruolo sociale definito, accanto al gendarme e al prete. A questa missione civilizzatrice e conservatrice si sovrappone, con l’avvento della Repubblica, l’icona del maestro di frontiera, possibilità di riscatto per i figli dei diseredati, schiacciato tra la Costituzione e le sperequazioni profonde di un paese arretrato, mentre le elementari restano quelle uscite dalla riforma Gentile, verticali e nozionistiche.

E oggi? Nessuno osa discutere la centralità della scuola e la sua missione educativa, tanto più in una società in piena crisi (economica, politica, di valori). Ma in cosa consista questa missione, e su come realizzarla, c’è molta confusione. Chi non ha bambini, difficilmente sa cosa succedesse dietro il portone di una scuola primaria dopo la riforma del ’90. Poi nel 2008 il governo comincia a predicare il “ritorno al passato” come panacea contro tutti i mali. Chi ha più di vent’anni è cresciuto a pane e maestro unico e può rimanere facilmente sedotto dall’effetto-nostalgia: che male c’era nel vecchio sistema? Insegnanti, genitori e dirigenti invece protestano, sono amareggiati, indignati, preoccupati (provate a scorrere le centinaia di testimonianze su Repubblica.it). Sono davvero tutti dei conservatori miopi e politicizzati? Che cosa sta succedendo, davvero, dentro la scuola pubblica dei bambini italiani?

Ci aiuta diradare le nebbie il nuovo saggio di Girolamo De Michele, La scuola è di tutti (minimum fax, pagg. 338, euro 15) “E’ necessario combattere una battaglia per le “precise parole”, per l’esattezza”, dichiara. Allora decodifica i “frames” concettuali dietro gli slogan con cui il centrodestra ha mascherato la realtà brutale dei tagli di bilancio alla scuola pubblica e analizza con scrupolo i numeri – solo apparentemente obiettivi – del Ministero e dei rapporti internazionali. Ma soprattutto, inserisce i problemi italiani nel quadro più ampio di una crisi (cioè un momento di potenziale evoluzione, non un'”emergenza”) dell’educazione in atto da decenni a livello globale.

La scuola è chiamata all’arduo compito di preparare bambini e ragazzi a muoversi in una società più complessa, fornendo, oltre alle nozioni, metodi per “imparare a imparare”, anche fuori dai banchi. Non è più affiancata nell’opera educativa da soggetti forti come parrocchia o famiglia, ma assediata da una “società diseducante” i cui modelli contraddicono valori e comportamenti che l’insegnante cerca di trasmettere. De Michele intreccia questi problemi coi dati allarmanti sull'”analfabetismo funzionale” che affligge 2/3 degli italiani, e li rende prede facilmente manipolabili nella società dell’informazione, o sulla mobilità sociale quasi inesistente per i giovani italiani. Una visione ampia, articolata, che mostra la funzione essenziale della scuola pubblica in una democrazia che voglia essere veramente tale.

In questo discorso, il caso della scuola primaria è illuminante. L’Italia, eterna pecora nera, affrontò costruttivamente la “crisi educativa”, con esiti addirittura eccellenti. Dopo decenni di confronti tra politici e specialisti di pedagogia e didattica, nell’85 la scuola elementare si dota di nuovi programmi che mettono al centro il “saper fare” accanto al conoscere, per una “progressiva costruzione delle capacità di pensiero riflessivo e critico e di una indispensabile indipendenza di giudizio”, le competenze relazionali, la capacità di ascoltarsi e stare insieme, oltre alla disciplina. Su queste basi, nel ’90 si avvia una riforma, che ha passato il vaglio della Corte dei Conti, la stagione di lacrime e sangue pre-ingresso nell’euro e un rodaggio faticoso, per regalarci una posizione di eccellenza nelle classifiche internazionali (TIMMS 2007 per la matematica e PIRLS 2006 per la lingua). Con buona pace di chi sostiene che servì solo al sindacato per moltiplicare i posti.

Cosa offriva la primaria pubblica del nuovo millennio? “Modulo” o tempo pieno, ossia due o tre maestri, specializzati in aree disciplinari diverse: ben venga un’attenzione specifica per l’area logico-matematica, in cui l’Italia è sempre indietro. Programmazione collegiale, cioè più teste che concordano la didattica e rispondono alle esigenze dei bambini: più sguardi pronti a cogliere i loro disagi come i talenti. Ore di compresenza: indispensabili per gestire la presenza di bimbi stranieri che non padroneggiano l’italiano, per il recupero di chi resta indietro, specie nelle aree più disagiate, ma anche per gite e laboratori.

Tempo scuola più lungo (da 27 a 40 ore) e più ricco: al pomeriggio non c’era più il vecchio doposcuola, merenda e compiti, ma lezioni e laboratori, cioè apprendimento attivo. Una ricchezza per i bambini, una necessità per i genitori che lavorano. A parità di maestri incompetenti e lavativi, che non mancano mai (la Gelmini parla di premi al merito, ma nessuna misura è stata varata), il sistema offre più risorse e garanzie. La primaria pre-Gelmini rispondeva alle esigenze di una società profondamente mutata con spirito democratico: molto per tutti i bambini e speciale cura per i più deboli.

Bello, no? Bene, lo stanno demolendo. Il Ministero raccomanda maestro unico, 4 ore mattutine e taglia i posti. Ma i genitori chiedono le ore e la qualità del tempo scuola lungo e i dirigenti sono chiamati all’impossibile quadratura del cerchio. Regna il caos. Classi affollate, patchwork di maestre per coprire i buchi (alla faccia del bisogno di continuità rassicurante). I maestri, sottopagati e sotto pressione, ancorché occupati, di sicuro non lavorano sereni (si parla di merito e mai di motivazione).

Lo scenario tracciato da De Michele è inquietante: c’è un disegno politico per smantellare la scuola pubblica, per foraggiare il business delle scuole private, perché l’ignoranza rende le persone più controllabili. Anche chi non condividesse questa tesi, sarà costretto a domandarsi il perché di una politica così dannosa. Non è “la solita storia”. Disperdono un patrimonio, picconano la base sana della piramide educativa. Danneggiano i bambini e le loro famiglie e la società in cui dovranno vivere, non gli “insegnanti fannulloni”. Almeno, la smettano di mentire.
(20 settembre 2010)

 

Si ricomincia… agosto 27, 2010

LUNEDI 30 AGOSTO ORE 17,00

Via Galilei, 53

presso l’Associazione “Il cielo sopra l’Esquilino”

Il  Coordinamento dei lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma si riunisce con il seguente o.d.g.:

Iniziative di protesta per il primo giorno di scuola (documento Parma 4 luglio);

Diffusione informativa tagli organici;

Stop contributo volontario;

Proposta interpellanza parlamentare crediti alle scuole;

Tavolo regionale per la difesa della scuola pubblica;

Varie ed eventuali.

 

20 maggio – IMPORTANTE maggio 19, 2010

20 MAGGIO dalle ore 17,00

PRESIDIO – ASSEMBLEA presso

IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE 


Resosocnto del SIT-IN:

Resoconto di una piccola GRANDE VITTORIA

Oggi 20 maggio 2010 si chiudono le “4 Giornate di Roma” con il Presidio-Assemblea a partire dalle ore 17.00 davanti al MIUR. Sono presenti tutte le anime del Coordinamento Permanente delle Scuole di Roma e, visto il numero dei presenti ( circa 500), viene bloccato Viale Trastevere per tutto il tratto antistante al Ministero. Si chiede di essere ricevuti da un rappresentante autorevole del Ministero e il dr. Luciano Chiappetta (Dirigente Generale per il Personale Scolastico) dà la sua disponibilità all’incontro. Una delegazione composta da 11 rappresentanti partecipa all’incontro.

L’incontro si apre con un doveroso giro di presentazioni e registrazione delle persone presenti perché  il Dirigente dovrà presentare una relazione all’Ufficio di Gabinetto del Ministro, per tutte  le istanza presentate.

Si comincia a parlare del taglio al Tempo Pieno e, fatti i dovuti distinguo circa le classi effettivamente tagliate (68 nella sola provincia di Roma) e quelle di nuova richiesta non attivate, il dr. Chiappetta ammette pubblicamente che l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ed il sottoposto Ufficio Territoriale di Roma hanno fatto un ERRORE (poi indicato come “incidente di percorso”) nel tagliare classi consolidate a tempo pieno. A fronte di tale ABUSO, come identificato dalla delegazione, il dr. Chiappetta si è impegnato a  contattare tutti i Dirigenti Scolastici delle Istituzioni che hanno subito la riduzioni di classi a tempo pieno, per informarli ufficialmente che tali classi saranno RIPRISTINATE nell’organico di fatto. A fronte di una precisa richiesta di “correzione” dell’organico di diritto alterato dall’ “errore” effettuato dal USR, il dr. Chiappetta  ha dichiarato che tale cosa è impossibile, perché non consentita dalla norma, ma che ciò non altera la sostanza per il futuro poiché le valutazioni di budget vengono sempre ed esclusivamente fatte a fronte dei consuntivi ovvero sulle spese effettivamente sostenute durante l’anno (quindi sull’organico di fatto!!).

Si è inoltre affrontato l’argomento dei docenti di sostegno: il Dirigente, citando le ultime sentenze della Corte Costituzionale e del  Consiglio di Stato, ha garantito che le stesse saranno rispettate.

Si è sollevato il problema del sovraffollamento di alunni nelle classi, della sicurezza e dell’edilizia scolastica. Il dr. Chiappetta ha ribadito che tali problemi sono regolati da specifiche leggi delle Stato che devono essere tenute in debita considerazioni dagli Uffici Scolastici Regionali nel momento in cui si definisce l’organico. Ciascuna scuola dovrebbe avere la mappa, certificata dalle ASL, del numero massimo di alunni in funzione delle specifiche condizioni esistenti.

NON MOLLIAMO FINCHE’ NON SARANNO SODDISFATTE TUTTE LE RICHIESTE DI TEMPO PIENO E NON SOLTANTO LE 68 CLASSI “TAGLIATE”

Per quanto riguarda la “riforma” delle scuole Secondarie di II grado è stata evidenziata la preoccupante situazione che si sta determinando nelle istituzioni scolastiche per la consistenza dei tagli preannunciati. La forte contrazione è infatti dovuta all’applicazione della “riforma” nelle prime classi, ma anche all’abbassamento del numero di ore settimanali di lezione  nelle classi successive alle prime.

Di tutti gli ordini e gradi di scuole le superiori perdono percentualmente il maggior numero di posti: 13.750 a livello nazionale, 1069 nel Lazio, 700 a Roma e provincia ( cioè quasi 3 docenti ad istituzione scolastica). Alla già grave situazione di quest’anno si aggiungono i 120 posti in più tagliati l’anno scorso alle superiori per una scelta dell’amministrazione regionale, mentre risultano essere stati accantonati 100 posti  la  cui ripartizione in organico di fatto non è ancora chiara.

Tale situazione sta  determinando il proliferare di progetti “anomali” nel tentativo spasmodico di docenti e dirigenti di recuperare quanti più posti possibili.  Il dirigente ha informato che, nella prossima settimana, 100 funzionari a livello nazionale, saranno coinvolti dal Ministero per definire delle linee guida a riguardo. Accanto a questo si è sottolineata la necessità di limitare l’assegnazione di cattedre superiori alle 18 ore. Il dr. Chiappetta ha dichiarato che la CM n37 quest’anno lascia la possibilità di formare cattedre anche a 17, 16 e 15 ore che lasciano molti spezzoni a disposizione. A questo proposito è stato però ribadito dalla delegazione che il  problema continuerà a persistere in quanto i docenti di ruolo possono acquisire spezzoni sino a 24 ore, mentre sarebbe necessario, per impedire l’ulteriore perdita di posti, che gli spezzoni fossero gestiti direttamente dall’USP ( ora denominato Ufficio Territoriale della direzione scolastica regionale ).

Alle richieste di non assegnare gli spezzoni a disposizione ai docenti “di ruolo” il dirigente ha risposto che ciò non è possibile perché esistono vincoli che derivano sia dal Contratto collettivo nazionale, che prevede la possibilità di accettare spezzoni sino alle 24 ore, sia dalla finanziaria, che impone una politica scolastica finalizzata al risparmio. Il dottor Chiappetta ha anche precisato che a suo parere non potranno essere recuperati quei 120 posti  che l’anno scorso sono stati tagliati oltre le quote stabilite .

Concluso l’incontro, la delegazione ha rendicontato ai partecipanti al sit-in quanto discusso e si è ricordato l’appuntamento per la prossima Assemblea del Coordinamento il 25/05 alle ore 17.00 all’ITIS Galilei di Via Conte Verde, 51 (fermata metro A  – Manzoni).

COORDINAMENTO PERMANENTE DELLE SCUOLE DI ROMA

Scarica il Documento

 

Assemblea 19 maggio maggio 17, 2010

Mercoledì 19- dalle ore 10 presidio staffetta con assemblea pubblica alle ore 16.30 di genitori ed insegnanti dell’istituto comprensivo Regina Margherita davanti la scuola Badini (p.zza di S. Alessio)

PARTECIPA ALL’ASSEMBLEA DEL 19 MAGGIO

 Scarica il volantino

 

Hanno occupato l’Ufficio scolastico regionale del Lazio…

Rassegna stampa  Protesta 17 maggio

http://www.rassegna.it/articoli/2010/05/17/62512/scuola-roma-genitori-e-sindacati-occupano-usr

http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/Page-2e4c8408-c4ee-4eb3-abdb-86b4cc525b57.html#
“Ridateci il tempo pieno”