Scuola Di Donato Roma

Il Blog dei genitori ed insegnanti della Scuola Di Donato, Roma.

Presidio MIUR 31 Maggio maggio 25, 2011

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SIT-IN della Scuola Iqbal Masih, Roma

Filed under: proteste — scuoleinpiazza @ 12:26 pm
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Scarica la locandina: Sit in Iqbal 30_5

 

Insegnanti precari al MIUR il 21 dicembre dicembre 21, 2009

Filed under: proteste — scuoleinpiazza @ 10:51 am
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IL CONSIGLIO DI STATO BOCCIA LA RIFORMA
E NOI BOCCIAMO LA GELMINI E TUTTI I SUOI PROVVEDIMENTI
CONTRO I LAVORATORI E LE LAVORATRICI
CONTRO LA SCUOLA PUBBLICA STATALE

AL TERMINE DEL PRIMO TRIMESTRE LE CONSEGNEREMO LA PAGELLA E TANTI PACCHI  DONO  NATALIZI

CHISSA’ COSA CI TROVERA’?

VIENI ANCHE TU
LUNEDI’ 21 DICEMBRE

Ore 16.30- 19.30

AL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE (V.le Trastevere)

A SCARTARE I DONI CON LA MINISTRA, BABBO NATALE E LA BEFANA
A DECORARE L’ALBERO
E A BRINDARE CON NOI AD UN NUOVO ANNO DI LOTTE

SONO INVITATI INSEGNANTI, ATA, GENITORI, STUDENTI, DISOCCUPATI, INOCCUPATI, PRE-OCCUPATI, LICENZIATI…..

E’ gradito l’abito “natalizio”, Babbo Natale, Befana , renna….e non vi scordate i pacchi!

Comitato Insegnanti e Ata Precari Roma

Per info: 3286456407
http://retecomitatiprecariscuola.netsons.org/

 

Figlio mio, lascia questo Paese novembre 30, 2009

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 10:10 am
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LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito

di PIER LUIGI CELLI

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L’autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

(30 novembre 2009)

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html

 

Ma come mai qui sono tutti bianchi? settembre 29, 2009

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 10:13 am
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Repubblica (24 settembre 2009)

Caro Direttore, i miei figli hanno 12 e 9 anni. Vivono a Milano da due mesi. Tutti, bambini e genitori, li vogliono come compagni di classe, di giochi, di compiti. Eppure avevo sentito che i bambini stranieri sono considerati un “problema” nelle scuole italiane. I miei figli parlano un italiano approssimativo. I loro compagni di classe cinesi o arabi non suscitano tanto entusiasmo. Dimenticavo, i miei figli si esprimono in inglese. Sono cresciuti a Toronto. Di fronte a loro, a noi in generale, come famiglia, ogni barriera si abbatte, gli italiani si mettono in ginocchio pur di scambiare quattro parole.
Hanno la cittadinanza italiana perché io, la madre, sono italiana naturalizzata canadese. Ma il loro passaporto diventa un dettaglio per gli ammiratori che ignorano e non si curano della loro italianità anagrafica. Parlano in inglese, fra loro e con noi, quindi sono degli dei.
Dovrebbe farmi piacere, tutto questo interesse, e sono molto contenta che questo elemento stia di fatto facilitando la loro integrazione. Eppure mi fa anche tristezza constatare il provincialismo di cui è frutto.
Immersa in una società davvero multietnica, dove la diversità è un pregio da esibire, sono abituata ad apprezzare ogni seconda lingua, ogni seconda cultura. Invece constato qui che i miei figli sono accolti meglio di bambini che sono nati in Italia da genitori stranieri, che per i miei parametri sono italianissimi, ma che hanno occhi a mandorla o la pelle scura.
Parlando con un bambino italiano è emerso che sua madre è marocchina. «Sei fortunato – gli ho detto – puoi imparare l´arabo. Cerca di non dimenticarlo mai ed esercitati perché sarà una competenza molto richiesta in un mondo del lavoro che darà l´inglese per scontato». Il padre, italiano, del ragazzino, mi ha guardato come fossi un´aliena, al punto che ho pensato di aver toccato un tasto doloroso: forse la madre era deceduta o divorziata e lontana. «Non gliel´ha mai detto nessuno – mi ha spiegato riferendosi al figlio che, ha aggiunto – non solo non esibisce mai questa capacità linguistica , ma addirittura la tiene nascosta».
Spingere la gente o peggio, i bambini, a vergognarsi della propria identità non porterà a nulla di buono. A Toronto è esattamente l´opposto. L´esaltazione della diversità è tale che sono i ragazzi “solo” anglosassoni a sentirsi obbligati, per apparire “cool”, a fingere di avere una parentela italiana, portoghese o giamaicana. Il Canada è ben lontano dall´essere il paradiso sulla terra che molti pensano, ma in termini di politiche per l´integrazione dovrebbe essere una scuola obbligatoria per ogni amministratore e politico italiano che abbia a cuore il conseguimento di una società pacificata e più vivibile per tutti.
Mentre mi cimento a spiegare ai miei figli l´analisi grammaticale e l´educazione tecnica, mi chiedo anche quando la scuola italiana entrerà nel terzo millennio. Dov´è l´educazione ambientale, l´esposizione al multiculturalismo, la valorizzazione per esempio delle lingue e delle culture rappresentate in ogni classe? A Toronto non so nemmeno quanti fossero i figli di immigrati tra i compagni di scuola dei miei figli. Prima di tutto i bambini erano tutti considerati canadesi. Ogni giorno, inoltre, i programmi offrivano loro decine di occasioni per essere fieri della loro lingua polacca, o farsi, portoghese o italiana.
Una domanda molto frequente che i bambini canadesi si rivolgono quando si incontrano in un parco non è «come ti chiami?», ma semmai «e tu che lingua parli a casa?». In un clima di questo genere l´essere straniero non può essere un problema.
Sono certa che i miei figli acquisiranno una cultura più solida, dal punto di vista umanistico, nella scuola dell´obbligo piuttosto che in una nordamericana. Ma l´esposizione alla diversità e l´insegnamento che hanno ricevuto dalla scuola canadese, è ineguagliabile. Al punto che , ricorderò sempre una vacanza in Italia di cinque anni fa, quando scoprii che per mio figlio, allora di otto anni, una società omogenea era una menomazione, un´anomalia che ovviamente non poteva essere naturale. «Mamma – mi disse – non vorrei offenderti, ma mi sembra che siano tutti bianchi qui… Cosa avete fatto agli altri?».
Irene Zerbini

 

Una scuola su due è in zona a rischio sismico settembre 22, 2009

Una scuola su 2 si trova in una zona a rischio sismico, e continuano, purtroppo, a essere sempre tanti gli edifici non a norma. In 2 casi su 3 (68%) manca il certificato di agibilità statica e solo un plesso su 4 (27%) possiede la documentazione igienico-sanitaria e l’attestato di prevenzione incendi. Il sapone in bagno, poi, è un “lusso” per 6 scuole su 10. Come, pure, la pulizia: arma fondamentale per prevenire il contagio dell’influenza A, che nelle prossime settimane raggiungerà il suo culmine in Italia. E, invece, non ci si potrà contare: il 69% dei bagni non è dotato di asciugamani usa e getta, il 44% non ha la carta igienica e il 45% è privo di scopini. Palestre, bagni e corridoi, aule e mense, gli ambienti più sporchi. E a ciò si aggiunga il rischio “sovraffollamento” delle classi per via dei recenti provvedimenti di riorganizzazione della scuola varati dal Governo. Senza dimenticare, poi, le “solite” piccole, grandi mancanze rimaste pressoché irrisolte rispetto allo scorso anno. Dalla presenza di ancora troppe barriere architettoniche (una scuola su 5 ha, ancora, accessi “off limits”), alle cassette per il pronto soccorso quasi sempre inesistenti, fino ad arrivare a quel “pericolosissimo”, 12% di casi (ben 13 istituti scolastici) dove l’edificio presenta vere e proprie lesioni strutturali, su cui è bene non perdere ulteriore tempo, intervenendo per evitare ulteriori situazioni di pericolo.

Sono passati, appena, 2 giorni dall’annuncio del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sull’arrivo, entro Natale, (con 6 mesi di ritardo) dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, che l’annuale rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza nelle scuole ci riporta con i piedi per terra, elencando, una e per una, tutte le mancanze degli edifici scolastici. E a far riflettere su quanto sia rischioso entrare in classe, arrivano, pure, gli ultimi dati Inail, sugli infortuni a professori e alunni. Nel 2008, ci sono stati ben 92.060 infortuni accorsi ai ragazzi (+1,6% rispetto al 2007) e 13.879 a docenti (+1,8 per cento). «A dicembre 2009 – ha ricordato la responsabile scuola di Cittadinanzattiva Adriana Bizzarri – scade il termine perché enti locali e regioni adeguino le scuole alla legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e non saranno tollerate altre proroghe».

A correre i rischi maggiori sono alunni e personale che studiano e lavorano in sedi costruite tra gli anni ‘40 e ’50 e, in tantissimi casi, specie, al Sud, che non hanno quasi niente per essere definite “scuole”, trattandosi di appartamenti, cantine, ex garage. Non sorprende, quindi, come il 27% del campione esaminato nel dossier (su un totale di 106 scuole sparse in 11 regioni) presenti uno stato di manutenzione assolutamente inadeguato. E una testimonianza “sul campo” di questa situazione è venuta proprio nei giorni scorsi dove ci sono state scuole che non hanno aperto i battenti per l’inizio del nuovo anno scolastico per problemi di agibilità.

A ciò bisogna aggiungere, pure, il cronico ritardo nell’effettuare gli interventi necessari, dovuto, principalmente, alla carenza dei fondi. Anche se il Governo, nella primavera scorso, ha affrontato il problema, stanziando per la sicurezza scolastica (ritenuta vera e propria “emergenza nazionale”) un miliardo di euro. Oltre, ai vari finanziamenti ad hoc, di volta in volta previsti, come, quelli, per esempio, messi in campo, dalle Regioni, dall’Inail e, da ultimo, quelli del piano straordinario di messa in sicurezza delle scuole, previsto dalla Finanziaria 2007 e che, a luglio, ha visto “sdoganare” l’ultima annualità: 75 milioni di euro (ma con 25 in meno rispetto a quelli originariamente previsti dalla norma).

E, ancora, nel 30% delle scuole sono assenti, in tutto o in parte, scale e uscite di sicurezza. L’ascensore, poi, funziona a singhiozzo in una scuola su 4 e c’è, ancora, il 36% di istituti che non dispone di una palestra. In più, le aule sono mediamente molto sporche, con sedie e banchi spesse volte rotti, cavi volanti e pavimenti sconnessi. Tutte situazioni monitorate nel documento di valutazione dei rischi, che è stato predisposto dal 93% degli istituti. Ma con un piccolo, grande “paradosso”, emblematico del problema sicurezza a scuola. A parte il responsabile del servizio, è conosciuto solo dal 36% di studenti e personale.

da Il Sole24ore
di Claudio Tucci
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/scuola-sicurezza-rapporto-cittadinanzattiva.shtml?uuid=fcf3b5a0-a367-11de-9cb7-ea7a81dfc3bd&DocRulesView=Libero
17 settembre 2009
 

Genitori all’attacco della Gelmini “Fuorilegge le aule sovraffollate”

Filed under: articoli — scuoleinpiazza @ 9:40 am
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da La Repubblica
Per i vigili del fuoco massimo 26 studenti in aula, per il Miur minimo 27, e si arriva anche a 38. Proteste dei genitori

di Giuseppe Filetto

Classi e aule sovraffollate, con più di 26 alunni, qua e là anche con 32 e persino con 38. Fuorilegge. Tanto che la Provincia, proprio in queste ore ha incaricato il suo ufficio legale di studiare come affrontare le varie situazioni di illegalità. «Per capire con che tipo di provvedimento possiamo affrontare questa difficile situazione», confessa Manuela Cappello, assessore provinciale all´Istruzione.

Per l´Ufficio Prevenzione Incendi dei vigili del fuoco il decreto del Ministero dell´Interno, emanato il 26 agosto ‘92, è chiaro. Al punto 5, comma zero, sta scritto: “Il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in: 26 persone/aula”. «È un numero progettuale, ma importante dal punto di vista della sicurezza – spiega Sandro Gambelli, vice comandante provinciale dei vigili del fuoco -: serve a stabilire i parametri da rispettare, che riguardano vie di fuga, cioè porte, scale, uscite di sicurezza».

Questa normativa fa a botte però con il recente Decreto-Gelmini, che impone a presidi e direttori di formare classi prime (di nuova formazione) con un numero minimo di allievi di 27. Che mette nei guadi tantissimi istituti genovesi. Quantomeno costretti a rivedere i piani di sicurezza, precisa l´ingegnere Gambelli: «È un obbligo del dirigente scolastico, che è anche il datore di lavoro e risponde del personale alle sue dipendenze, ma anche degli studenti».

Nel secondo capoverso il punto 5, infatti, dice: “Qualora le persone effettivamente presenti siano numericamente diverse dal valore desunto dal calcolo…, l´indicazione del numero di persone deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell´attività”.

I capi di istituto, in una situazione di “illegalità”, chiamano in causa i proprietari degli edifici, cioè su Comune (per scuole materne, elementari e medie) e Provincia (superiori), pretendendo l´adeguamento. «Ci troviamo tra l´incudine e il martello – si difende Manuela Cappello – da una parte siamo pressati dalla normativa ministeriale, adottata dall´Ufficio Scolastico Provinciale, dall´altra diventiamo fuorilegge perché non riusciamo più a garantire i livelli di sicurezza dentro gli edifici».

La delicata vicenda è stata sollevata da alcuni esposti, inoltrati dai genitori, preoccupati dei loro figli, finiti in aule che ospitano perfino 35 alunni. Ma anche dai precari, rimasti senza posto proprio per l´aumento del numero di allievi per classe. Le denunce sono state inviate all´assessorato all´Istruzione della Provincia e, a quanto pare, per conoscenza pure all´Ufficio di Polizia Giudiziaria dei vigili del fuoco.

L´assessore Cappello non nasconde le preoccupazioni per una situazione che rischia di esplodere. Quantomeno, per una nuova fase, che richiederebbe diversi interventi di adeguamento delle aule con più di 26 alunni, create dal recente Decreto-Gelmini. Una vicenda che oltre ad essere presa in esame dai vigili del fuoco potrebbe interessare la Procura della Repubblica. Sempre lo stesso decreto sulla prevenzione incendi, che ieri la Provincia ha letto e riletto, sottolinea che “le porte devono avere larghezza almeno di 1,20 ed aprirsi in senso dell´esodo quando il numero massimo di persone presenti nell´aula sia superiore a 25…”.

«Se dovessimo seguire la normativa alla lettera, dovremmo chiudere le scuole – dice Dante Taccani, preside dell´alberghiero Bergese – è più razionale valutare il rischio e porre le contromisure, ma è anche vero che, quando succede un incidente, in causa è chiamato il capo d´istituto, sul quale ricade la responsabilità penale». Per garantire la sicurezza e limitare il rischio nei laboratori, al Bergese in questi giorni stanno adottando il sistema delle turnazioni.

(19 settembre 2009)